29-06-2017

Paziente con scompenso cardiaco: che alimentazione seguire?

Un mese fa mio padre, malato di cuore (cardiomiopatia dilatativa post-ischemica riguardante il ventricolo sx, defibrillazione atriale trattata con defibrillatore, 2 stent nelle coronarie) è stato operato per la rottura di un'aneurisma cerebrale che ha causato un'emorragia. Dopo circa 15 giorni è stato spostato in reparto. In terapia intensiva si nutriva quotidianamente, in reparto ha iniziato a rifiutare categoricamente il cibo. Ha iniziato a fare la riabilitazione prevista (veniva mosso nel letto e poi messo su una sedia) ma il secondo giorno si è sentito male a causa di un aggravamento dello scompenso cardiaco che gli aveva creato un versamento pleurico e lo avevo reso dispnoico.
In reparto in seguito a consulenza con cardiologo hanno iniziato una terapia per ricompensare il cuore che però non faceva molto effetto. Hanno temporeggiato per questioni amministrative/burocratiche riguardo il suo trasferimento che è poi avvenuto dopo 3/4 giorni presso un UTIC di un altro ospedale.

La terapia attuata nell'utic ha fatto scomparire quasi del tutto il versamento pleurico e non è più dispnoico come prima (secondo quello che posso constatare io). Sembra attualmente che il cuore si sia ripreso anche se occorre ancora del tempo. L'emorragia cerebrale si è totalmente riassorbita.
La questione che mi preoccupa al momento sicuramente secondaria ma comunque per me rilevante è la sua alimentazione in quanto da oltre 10 giorni mio padre non si è alimentato e nel centro in cui stava prima non ho mai visto provvedere alla sua alimentazione tramite una sacca apposita, cosa che hanno fatto solo nell'UTIC dove attualmente si trova. Portano regolarmente i pasti ma si è creata molta confusione riguardo al fatto di se possa mangiare o meno o comunque la cosa non mi è chiara.

Non volendo il cibo che gli portano ho provato a fargli mangiare cose portate da me da casa come la pappa reale, latte, un pezzo di banana, qualche cucchiaio di ricotta di mucca e un cucchiaio di omogeneizzato. Tendenzialmente non vuole mangiare ma incoraggiandolo riesco a fargli mandare giù qualcosa. L'infermiera invece sostiene che non sia il caso di fargli mangiare nulla perché potrebbe creare problemi come la diarrea e mi ha fatto quasi pentire del poco di cibo che gli avevo dato.
Il medico cardiologo che lo segue non mi ha chiarito esattamente quali debbano essere le regole da seguire per alimentarlo. Non vorrei che concentrandosi sul problema fondamentale del cuore si tralasciasse questo dell'alimentazione e temo che smettendo totalmente di mangiare si debiliti ulteriormente e si arrivi alla situazione in cui lui ancora più difficilmente riprenda a mangiare. Nell'arco di pochissimi giorni mi sembra sia diventato la metà di quello che era prima, immagino anche per la perdita copiosa di liquidi in seguito all'intensiva terapia diuretica. Spero di ricevere qualche consiglio deciso da seguire. Grazie per l'attenzione.

Risposta di:
Dr. Carmelo Sebastiano Ruggeri
Specialista in Farmacologia e Farmacologia medica
Risposta

Buongiorno, apprezzo l'affetto e l'attaccamento per il suo babbo, davvero molto lodevole! Dopo questo mio incipit doveroso, non comprendo le preoccupazioni dell'infermiera in merito a quanto lei amorevolmente ha dato da mangiare a suo padre con la possibilità di diarrea! Per quanto posso consigliarle con scienza e coscienza, nessun veto da parte mia! Concordo col suo pensiero la nutrizione è importante per vivere ed evitare i rischi di decubiti! Buon cammino e dia una carezza da parte mia a suo padre.

TAG: Cardiochirurgia | Chirurgia | Cuore | Malattie dell'apparato cardiovascolare | Nutrizione
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