12-09-2016

Tecnica THD per marische anali

Gentili Dottori, soffro di malattia emorroidaria al 4°grado, che mi provoca oltretutto notevoli sanguinamenti. Fino a poco tempo fa riuscivo a controllare le crisi con della diosmina, ma ora quasi tutti i giorni ho dolori e sensazione di bruciore alla pancia e alla zona anale. Il tutto aggravato dal fatto che, ormai da anni, le feci non sono formate, sono molli e vengono evacuate un po' alla volta, anche con 2-3 sedute giornaliere e quindi con peggioramento dei sintomi.
Soffro anche di reflusso esofageo con ernia iatale e anni fa alla gastroscopia è stata riscontrata la presenza dell'helicobacter pylori, regolarmente curato. Ho fatto recentemente anche una colonscopia, che non ha evidenziato anomalie.
Sono stato dal proctologo, il quale mi ha diagnosticato un "prolasso emorroidario esterno (ore 7 litotomica) con piccola neoformazione" e delle marische. Mi è stato consigliato un intervento con tecnica THD, pessia e rimozione delle marische. Avendo letto che la THD è meno invasiva, sarei d'accordo, ma al tempo stesso mi pare di capire che sia praticabile fino al 3° grado. Che ne pensate? grazie
Risposta di:
Dr. Marcello Picchio
Specialista in Chirurgia dell'apparato digerente e Chirurgia generale
Risposta
In base a quanto descritto, l'indicazione all'intervento chirurgico è corretta. Per quanto riguarda la tecnica da utilizzare, avendo tutte dei pro e dei contro, una strategia da utilizzare è quella di valutare il prolasso in sede di intervento, approfittando della condizione ottimale fornita dalla presenza di anestesia. Se dovesse essere confermata la presenza di un prolasso parziale, come sembra di evincere dalla descrizione, la THD può essere un intervento valido, così come la classia emorroidectomia, tipo Milligan-Morgan. L'emorroidectomia rimane la tecnica più efficace in termine di riduzione del rischio di recidiva, mentre gli interventi di emorridopessi, tipo THD, sono più fisiologici, preservando il tessuto emorroidario e garantiscono una minor severità del dolore postoperatrorio.      
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