L’ESPERTO RISPONDE

Terapia dopo cistectomia radicale della vescica

Buongiorno Dottori, volevo descriverle la situazione su mio padre che è del 1947. Tutto è iniziato nell’agosto dell’anno scorso dopo che mio padre ha avuto delle tracce di sangue nelle urine, subito dopo ci siamo attivati e siamo andati all’ospedale dove l’urologo gli ha prescritto di fare un TAC senza e con contrasto. Purtroppo è stato evidenziato una lesione in vescica e successivamente ha effettuato la biopsia. Dall’esame istologico è risultato un carcicoma uroteliale di alto grado (ISUP/WHO; G3 sec. Mostofi, 1997) non papillare infiltrante la tonaca muscolare propria pt2, quindi a distanza di poche settimane ha effettuato l’intervento chirurgico in data 06-10-2016 con l’asportazione totale della vescica con deviazione urinaria.Subito dopo l’intervento il dottore mi disse che aveva trovato una situazione molto positiva perché la superficie interessata era molto pulita.Dopo una 20 di giorni abbiamo avuto il risultato istologico e l’unica nota negativa è la presenza di metastasi in un solo linfonodo (N1). Purtroppo mio padre è cardiopatico, nel 2010 ebbe un infarto e fu operato inserendo due stender a due vene e sempre nel 2016 dopo fatta prova da sforzo è risultata un’altra vena da sistemare, intervento che è stato eseguito nell’agosto 2016. Le descrivo questo, perché subito dopo l’intervento l’urologo non ha potuto programmare una terapia adiuvante perché dopo l’intervento le sue condizione non erano ottimali. Infatti quando ci siamo recati alla visita oncologica a distanza di 2 mesi dall’intervento, la dottoressa ci ha detto che fare una terapia adiuvante in questo momento non aveva senso. Adesso la domanda che le faccio è se è possibile che una terapia fatta in questo momento non ha nessuno effetto? se cosi fosse non esiste nessun modo per poter contrastare quel linfonodo? Io la ringrazio di cuore aspettando un suo consiglio. Grazie

Risposta del medico
Dr. Paolo Piana
Dr. Paolo Piana
Specialista in Urologia

Questo tipo di situazione è da discutere con l'oncologo medico, più che con l'urologo, che in linea di massima si occupa con maggiore competenza solo della parte operativa chirurgica. La chemioterapia per essere efficace deve essere aggressiva e questo comporta dei rischi e degli effetti collaterali che devono essere accettabili e non peggiorrare una qualità di vita perlopiù già non ottimale (vedi derivazione urinaria, eccetera). Come sempre in medicina, ogni decisione è frutto di un compromesso tra i pro-ed i contro.

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