Il viaggio della pillola abortiva RU486 per approdare in Italia si è finalmente concluso.

L’ultimo capitolo della lunga e complicata storia di questa pillola, che permette una interruzione di gravidanza farmacologica ed evita l’intervento chirurgico, si era aperto nel luglio scorso quando l’AIFA, (l’Agenzia Italiana del Farmaco) aveva disposto la commercializzazione della pillola e quindi di fatto la sua introduzione nella pratica clinica.

Il Senato aveva risposto con l’istituzione di una Commissione per realizzare una indagine conoscitiva sul farmaco e questa Commissione ha presentato nelle scorse settimane un documento nel quale si chiedeva all’AIFA di specificare che l’utilizzo della pillola RU486 deve avvenire esclusivamente all’interno delle mura ospedaliere in regime di ricovero ordinario.

Il Ministro Sacconi ha fatto proprie le indicazioni della Commissione e ha chiesto, tramite una lettera al presidente dell'AIFA Sergio Pecorelli, di sottolineare che “la specialità Mifegyne, nota anche come pillola RU486, possa essere utilizzata per uso abortivo, in compatibilità con la legge 194, solo se l'intera procedura abortiva, e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'art. 8 della suddetta legge”.

E L’Aifa cosa ha risposto?

Ha specificato che la delibera che regola l’arrivo della pillola in Italia ''è pienamente coerente con l'esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero'' e ''rimette al Ministro ed alle autorità competenti l'emanazione dei provvedimenti applicativi”.

Come a dire, la legge esiste e spetta a Regioni e istituzioni farla rispettare. Dopodichè l’AIFA ha proceduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’approvazione della pillola, che costerà al pubblico 33 euro a compressa e che va assunta entro la settima settimana di gestazione in associazione con un analogo delle Prostaglandine.

Proprio sulla Gazzetta si legge chiaramente che l’intera procedura – dall’assunzione all’espulsione del Feto – va eseguita in ospedale “sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetrico ginecologico cui è demandata la corretta informazione sull'utilizzo del medicinale, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative e sui rischi connessi, oltre all'attento monitoraggio per ridurre al minimo le reazioni avverse segnalate, quali emorragie, infezioni ed eventi fatali”.

Le ultime battute di questa complessa vicenda sono state del Ministro Sacconi che ha ricordato alle regioni che il ricovero ospedaliero ordinario è obbligatorio per l’utilizzo della pillola e che il Day hospital (praticato da anni in Paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna) è una pratica che non deve essere presa in considerazione, e meno che mai la possibilità di usare la pillola in ambito ambulatoriale (come accade, ad esempio, in Francia).