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L'Italia apre ai body scanner negli aeroporti

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Il tema della sicurezza negli aeroporti è tornato alla ribalta dopo il recente tentativo, per fortuna fallito grazie all’intervento dei passeggeri, di un attacco terroristico su un volo Amsterdam-Detroit. Un episodio che ha riaperto il dibattito sulla sicurezza e sui controlli negli scali aeroportuali di tutto il mondo e che ha spinto i governi a studiare provvedimenti sempre più restrittivi al fine di tutelare la sicurezza dei passeggeri.

In prima linea anche l’Italia che ha recentemente dichiarato di essere intenzionata a installare i body scanner nei principali scali internazionali, a partire da Fiumicino, Malpensa e dal Marco Polo di Venezia.

Si tratta della nuova frontiera del check in che minaccia di mandare in pensione l’ormai obsoleto metal detector.

Ma come funziona?

Esistono due tipi di scanner, ha spiegato Alfredo Siani, presidente della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM): il primo tipo consiste in una cabina all’interno della quale il viaggiatore viene ripreso da diverse angolature grazie all’utilizzo di radiazioni ionizzanti (le stesse usate per le radiografie) a bassissima intensità; il secondo tipo, invece, utilizza due antenne rotanti che emettono radio-onde ad altissima frequenza che sono utili per ricostruire in 3D l’immagine del passeggero.

In entrambi i casi questi apparecchi restituiscono una fotografia tridimensionale del corpo umano evidenziando eventuali oggetti metallici (da un piercing a una pistola).

La decisione di dare il via a una fase di sperimentazione degli scanner antiterrorismo ha aperto un dibattito sulla privacy e sui rischi connessi a questo tipo di strumento: le associazioni che tutelano i bambini contro la pedopornografia hanno chiesto a gran voce di escludere i più piccoli dall’obbligo di sottoporsi ai controlli e gli esperti rassicurano che l’immagine viene osservata solo nel momento del controllo e immediatamente dopo viene cancellata.

Ma anche i rischi connessi alla salute sono stati recentemente oggetto di dibattito e confronto. In una intervista al quotidiano 'La Stampa' il Ministro della Salute Ferruccio Fazio aveva espresso, all’indomani della notizia dell’apertura dell’Italia ai body scanner, le sue perplessità circa i possibili danni causati dall’esposizione alle radiazioni.

I dubbi del Ministro riguardavano soprattutto i rischi per la salute di donne incinte o per quelle che non sanno di esserlo, per le persone che già si sono sottoposte a cicli di Radioterapia e naturalmente per il personale di bordo, già esposto a continue radiazioni a causa delle lunghe ore trascorse in volo (per loro, la possibilità di essere esclusi dai controlli con il scanner è al vaglio dell’Enav).

Tuttavia, una apposita commissione ministeriale ha analizzato la questione e ha concluso che non esiste alcun rischio per la salute: un risultato che ha convinto il Ministro Fazio a dare parere favorevole all’utilizzo degli scanner.

Concordi anche gli esperti statunitensi secondo i quali bisogna passare attraverso lo scanner per almeno 2500 volte prima di raggiungere una “trascurabile dose individuale” di radiazioni e James Thrall, direttore dell'American College of Radiology, sottolinea che non esiste alcun rischio per la salute.

Gli fa eco anche Siani, secondo il quale gli attuali scanner sono del tutto sicuri: il primo tipo di apparecchio, quello ad onde basse, espone a radiazioni paragonabili a due ore di volo ad alta quota, mentre con il tipo di scanner che usa onde ad alta frequenza, la quantità di onde-radio assorbite è paragonabile a quella emessa da un cellulare durante una telefonata di 15 minuti.

Ma cosa ne pensano i passeggeri?

Se la sicurezza è accertata, d’accordo a rinunciare a un pizzico di privacy in nome di una maggiore sicurezza in volo.

Il punto di vista
Radiodiagnostica

Timori per la privacy sì, ma poca preoccupazione per la salute. Il passaggio attraverso il body scanner è meno pericoloso che usare un telefono cellulare.

25/11/2015
26/01/2010
TAG: Radiodiagnostica | Salute in viaggio | Esami