Evitare il contagio da meningite con il vaccino

Evitare il contagio da meningite con il vaccino

Dopo vari casi anche in Italia è allarme meningite. Il Ministero della Salute, però, ribadisce che non esiste nessuna emergenza.

L’allarme meningite - un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e che colpisce anche il midollo spinale - in Italia non accenna ad attenuarsi anche se gli esperti buttano acqua sul fuoco. Dopo i casi registrati nelle scorse settimane in Veneto e che avevano acceso l’opinione pubblica scatenando paure incontrollate di una possibile epidemia, oggi gli esperti sono concordi nel ritenere che non sia necessaria una campana di Vaccinazione di massa e che la diffusione della malattia sia sotto controllo. Quello registrato nel trevigiano e responsabile di almeno tre decessi, infatti, era un focolaio unico: nove persone sono state contagiate dallo stesso Batterio e nello stesso luogo, un locale pubblico. Ma secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità si tratterebbe di un fenomeno ormai in via di attenuazione. I casi di Meningite registrati nel nostro paese negli ultimi due mesi sono assolutamente nella norma e i cittadini non devono allarmarsi, ha recentemente dichiarato la direttrice del Centro nazionale di epidemiologia dell'Istituto Superiore di sanità, Stefania Salmaso.

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La meningite è una malattia infiammatoria delle meningi, generalmente di origine infettiva e potenzialmente pericolosa e mortale.

I dati nazionali più recenti parlano chiaro: in Italia ogni anno si registrano in media circa novecento casi di meningite batterica; un terzo di questi è provocato dal Meningococco (soprattutto di tipo C), metà dei casi rimanenti è causato dal batterio Enofilo e i restanti da batteri di varia natura. Il Meningococco di tipo C è aggressivo ed è responsabile della maggior parte dei casi fulminanti (la meningite è associata ad una mortalità pari al 14% dei pazienti), ma nel nostro paese proprio questa forma di meningite così aggressiva fa registrare un’incidenza tra le più basse d’Europa: si calcola, infatti, che negli ultimi sette anni si siano verificati 447 casi di meningite da meningococco di gruppo C causando il decesso di 63 persone. E l’allarme registrato in queste settimane non è giustificato ai numeri. Il Ministero della Salute ricorda che nel 2007 si è verificata una riduzione del numero di casi di meningite pari all’11%, passando da circa 900 casi del 2006 a circa 800 casi del 2007.

Ma come si diffondono i batteri che causano la meningite? I luoghi affollati e il contatto strettissimo tra persone sono i veicoli preferiti dagli agenti patogeni. Circa il 10% delle persone è portatore del meningococco senza avere mai nella vita alcun problema di salute; di questi solo l’1% ha un rischio significativo di sviluppare la malattia. La gran parte dei casi di meningite in Italia è rappresentata da casi isolati e sporadici, i focolai epidemici che improvvisamente si accendono attorno a un luogo o ad una persona sono piuttosto rari: negli ultimi sette anni in Italia si sono verificati 48 di questi focolai (del tutto simili a quello scatenatosi in Veneto) e solo in questi casi la sanità pubblica interviene con campagne di vaccinazione destinate alle persone che sono entrate in contatto col soggetto malato o nel luogo che è stato l’epicentro del focolaio.

Da sfatare, dunque, le numerose leggende metropolitane che sono circolate negli ultimi giorni: il batterio non ha nulla a che vedere con gli immigrati, scambiarsi i bicchieri con un immigrato non aumenta il rischio di ammalarsi di meningite; inutile, anzi dannosa per la salute pubblica, la corsa al vaccino che, ricorda il Ministro della Salute Livia Turco, viene, dal 2006, offerta ai neonati in dodici regioni, è inserita nel Piano di Vaccinazioni nazionale e si rivela inutile per gli adulti a meno che non avvenga in particolari casi di focolai epidemici e sotto il controllo della ASL di competenza.

Commento del medico
Prof. Roberto Cauda
Prof. Roberto Cauda
Specialista in Malattie infettive e Ematologia

I sintomi di una meningite sono difficilmente non riconoscibili. Il Prof. Roberto Cauda ci spiega come riuscire a distinguerla dalla comune influenza ed evitarne il contagio.

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