Meteoropatici? Un test lo svela

meteoropatici un test lo svela
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Che il clima influenzi la nostra salute non è una novità ma è solo di recente, e per di più in Italia, che è stato messo a punto un questionario per capire se e quanto le variazioni di temperatura, umidità, pressione e vento incidano sul nostro benessere: si tratta del questionario METEO-Q.

Messo a punto da un team dell’Istituto di Psichiatria del Policlinico Gemelli di Roma, è un test per tutti, eseguibile in pochi minuti e in grado di individuare soggetti meteorosensibili o meteoropatici.

Nel primo caso, quando cambia il tempo si è soltanto più inclini ad alcuni disturbi fisici. Al contrario, il meteoropatico vede peggiorare la propria qualità di vita. Se, infatti, è da tutti ed è normale sentirsi un po’ più giù o assonnati quando il tempo è brutto, non riuscire ad alzarsi dal letto o avere una ricaduta dell’Artrosi in caso di cattivo tempo è, invece, indice di patologia.

Secondo dati recenti, i meteoropatici rappresentano circa il 5% della popolazione italiana, i meteorosensibili il 30-40%.

Quando le condizioni meteorologiche cambiano, l’Organismo di ognuno deve adattarsi e subisce perciò uno “stress”. Certo, chi gode di buona salute non ne risente ma chi è più vulnerabile non riesce a compensare l’alterazione e manifesta disagi.

Le donne e gli anziani, per esempio, sono più sensibili, e lo sono anche gli ipertesi che, quando la temperatura cambia bruscamente, hanno un rischio maggiore di palpitazioni, tachicardia e crisi ipertensive. Allo stesso modo chi ha una Cefalea cronica o sindromi osteoarticolari vede aumentare i propri fastidi perché al variare dei parametri meteorologici si riduce la soglia del dolore.

Il problema è che - con i mutamenti climatici in atto e gli elevati livelli di stress a cui siamo sottoposti - sta aumentando la quota di meteorosensibili. A ciò si aggiunga che passiamo la maggior parte delle giornate in ambienti condizionati, perdendo in parte le naturali capacità di adattamento. Da qui l’aumento del numero di persone che avvertono alcuni disagi anche 2-3 giorni prima di una perturbazione.

Che fare se si è meteorosensibili o meteoropatici?

  • Guardare le previsioni per sapere in anticipo ciò a cui si va incontro;
  • Fare la doccia alternando acqua calda e fredda così da allenare il sistema di termoregolazione dell’organismo;
  • Utile anche l’idroterapia con essenze stimolanti o calmanti;
  • Utilizzare di integratori fitoterapici a base di ginseng, eleuterococco, passiflora da scegliere in base alla propria reazione, di eccitazione o depressione, al mutamento climatico;
  • Può servire anche l’agopuntura, che aumenta la produzione di endorfine e serotonina.
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Purtroppo è proprio così: è lui, il clima, che la fa da padrone sul nostro benessere o malessere fisico e psichico perché siamo tutti, chi più chi meno, soggetti al "bello e al cattivo tempo" del tempo.

La differenza soggettiva consiste, come spiega bene l'articolo, nel grado di soggezione alla condizione climatica, soggezione che va da una semplice e diffusissima sensibilità per lo più di tipo umorale, ad una più complessità di patia, in questo caso di meteoro-patia.

Il Test a cui si fa riferimento (Metereopathy Questionnaiere) è, secondo me, un'ottima base di partenza per approfondire la questione dell'influenza meteorologica sugli individui, in quanto - indipendentemente da chi sia il soggetto statisticamente maggiormente colpito, essa comporta un costo sociale non indifferente.

A partire dall'essere di cattivo umore, fino ad arrivare al non potersi alzare dal letto o all'ottundimento ad esempio per il forte mal di testa: queste situazioni soggettive hanno ricadute sociali a catena in quanto si passa dal soggettivo al relazionale con molta facilità e rapidità; non solo, l'antipatia dovuta al cattivo umore e il non potersi recare al lavoro o non il poter svolgere le proprie attività produttive o ludiche significa per la società avere dei mutamenti bio-socio-psicologici anche non di breve o brevissima durata. Ossia, le ripercussioni possono essere anche a medio o lungo termine perché essere disturbati dal clima anche per un solo giorno o per qualche ora, a lungo andare - nella ripetizione soggettiva demografica - ha, appunto, un elevato costo sociale.

Si pensi, ad esempio, inoltre e in aggiunta a quanto appena detto, al consumo di farmaci per calmare gli eventuali dolori articolari o neurologici oppure al consumo di ansiolitici, senza tanto allargare la questione di altri usi, ad esempio alcool o droghe leggere per reggere e far comunque fronte alle richieste o reggere con se stessi.

Quindi la questione di stare male in base al clima è questione seria che non va assolutamente sottovalutata.

A partire dagli esiti di una diffusione a larga scala sulla popolazione di un test quale quello in questione si potrebbero elencare delle serie di predittori statisticamente validi per affrontare situazioni codificabili: per dirne una, nei giorni di mal tempo si ha un innalzamento degli incidenti stradali ma non solo per un probabile manto stradale scivoloso o per nebbia, neve o altro, ma anche  per  le situazioni soggettive descritte sopra, dal nervosismo e dall’intolleranza alla riduzione dei riflessi.

Per quanto riguarda le cause, l'articolo pone l'attenzione sui mutamenti climatici in atto e sugli elevati livelli di stress. In effetti, non avere più le stagioni, o averle un po' stravolte rispetto all'adattamento evoluzionistico, comporta uno stress fisico ma pure mentale perché l'"rganizzazione" interiore ormonale va un po' in tilt.

Io però aggiungerei anche un altro elemento, cioè quello della multietnicità a cui stiamo andando ormai incontro con grossi numeri: per un africano o per un nordico vivere in Italia non è la stessa cosa e difficilmente staranno male contemporaneamente a causa del clima o nelle nostre stesse giornate e questo è un ulteriore elemento di sommatoria.

Pertanto, ben vengano test predittivi che possano ridurre qualunque tipo di danno umano e sociale.

04/04/2018
15/01/2015
TAG: Psicologia | Salute mentale