Prick Test

prick test

Prick Test: a che servono?

I prick test servono per svelare eventuali allergie (ad alimenti o a inalanti) e in particolare per dimostrare la presenza di IgE specifiche per l’allergene testato.
I pazienti affetti da rinite, asma, congiuntivite, dermatite atopica possono effettuare le prove allergiche per svelare la causa della loro malattia, applicare norme di prevenzione e attuare la terapia più adatta.

A che età si possono fare i Prick Test?

A qualsiasi età, anche se il prick test è ritenuto poco riproducibile e difficilmente interpretabile in genere prima dei 3 anni di età, ma solo per gli pneumoallergeni (cioè gli Acari della polvere e i pollini); per i trofoallergeni (latte, uovo, pesce) il test è affidabile a qualsiasi età. È stato inoltre dimostrato che esiste un progressivo aumento della risposta cutanea sia agli allergeni che all'istamina, a partire dai 3 anni fino all'età di circa 15-18 anni, seguito da un plateau e quindi da un declino in età senile.

Quali sono gli allergeni da testare?

Dipende dalla sintomatologia del paziente ma in linea di massima si può stabilire che per un paziente con sintomi respiratori vanno testati i seguenti allergeni:

  • acari della polvere,
  • graminacee,
  • parietaria (specie se risiede al sud),
  • olivo
  • epitelio di gatto (anche se non è presente il gatto in casa, in quanto il pelo del gatto è ubiquitario).

Per i pazienti con allergie alimentari:

  • latte e frazioni,
  • uovo,
  • pesce,
  • arachidi.

Quando non fare i Prick Test?

Il prick test non può essere eseguito o correttamente interpretato nei seguenti casi:

  1. pazienti che hanno una particolare reattività della Cute (dermografismo) per cui reagiscono con un eritema a qualsiasi stimolazione;
  2. pazienti che hanno lesioni cutanee (eczema, lesioni da grattamento, ecc.) nella zona in cui dovrebbe essere praticato il test;
  3. pazienti che assumono farmaci capaci di alterare la risposta al prick, gli antistaminici.

Un periodo di sospensione di tre giorni è però sufficiente per eseguire il test.
Si ricorda che solo alte dosi di corticosteroidi possono inibire la risposta cutanea, e che i beta-2 agonisti e i cromoni hanno un'attività inibitoria sulla risposta cutanea assolutamente trascurabile.

Come fare i Prick Test?

La cute della zona scelta per l'esecuzione del test è abitualmente la faccia volare degli avambracci, e più precisamente 5 cm al di sopra del polso e 3 cm al di sotto dalla fossa antecubitale. La cute non va pretrattata con disinfettanti o preparati topici (corticosteroidi, anti-H1).
Il test si esegue pungendo perpendicolarmente, senza determinare sanguinamento, la cute attraverso una goccia di ciascun estratto, con un particolare dispositivo (lancetta) che ha una punta molto sottile.
Non è un test doloroso, perché la puntura è molto superficiale.

È necessario usare una lancetta diversa per ciascun allergene, per evitare la contaminazione tra estratti diversi. Non è sufficiente pulire ogni volta l'ago dei prick per evitare falsi positivi da contaminazione!

La distanza minima tra un test ed un altro deve essere di almeno 2,5 cm altrimenti il risultato positivo di un test può influenzare l'esito del test vicino.
Eseguita la puntura, la soluzione allergenica può essere rimossa con un cotone, garza, carta evitando di mescolare tra loro le varie soluzioni, in modo che il bambino possa alzarsi, se lo desidera, o mettersi a disegnare, o essere visitato.

È obbligatorio eseguire un controllo negativo (in genere diluente dell'estratto allergenico, o glicerina) e uno positivo (istamina 10 ng/mL in soluzione fisiologica glicerinata) se si sospetta la presenza rispettivamente di un dermografismo o di una iporeattività cutanea.

I Prick by Prick

Si tratta di una tecnica usata nel sospetto di una allergia alimentare, quando gli allergeni da testare non siano presenti in estratti del commercio sufficientemente affidabili. È questo il caso della verdura e della frutta. La procedura comporta una puntura, prima dell’alimento e quindi della cute o, in alternativa, anche attraverso l’alimento stesso.

Come leggere i Prick Test?

La lettura delle risposte ai prick deve essere effettuata:

  • dopo 5 minuti, per l’istamina;
  • dopo 15 minuti per gli allergeni, prendendo in considerazione la dimensione del pomfo (media tra diametro maggiore e minore) e l’eventuale presenza di pseudopodi.

Si raccomanda l’uso di un cronometro da attivare appena terminato il “prickettaggio”. Le risposte tardive, che si presentano dopo i 15-20 minuti, il cui significato clinico è oscuro, non vanno prese in considerazione, perché non sono comunque dovute ad un meccanismo immediato.

Come interpretare i Prick Test

Secondo la maggior parte delle linee guida, la risposta ad un Allergene è considerata positiva quando il pomfo ha il diametro maggiore di almeno 3 mm (pari ad un’area di 7 mm3), senza alcun riferimento alla dimensione della riposta dell’istamina.
La registrazione permanente dei risultati del prick test consiste nei seguenti passi:

  • si delinea con una penna il contorno del pomfo;
  • si applica, con leggera pressione, un pezzo di nastro adesivo trasparente (scotch) sul pomfo così delimitato;
  • si trasferisce il nastro adesivo su carta (es. scheda paziente), indicando, accanto a ciascun pomfo, l’allergene relativo e le altre informazioni rilevanti.

I Prick Test sono pericolosi?

Nel corso di esecuzione di test sono rarissime le reazioni indesiderate locali, soprattutto dopo che si sono abbandonate le intradermoreazioni. In presenza di un’anamnesi positiva per shock anafilattico o comunque per una manifestazione anafilattica grave, il prick test con l’allergene incriminato deve essere eseguito con cautela, iniziando con un “drop test” cioè apponendo semplicemente sulla cute una goccia dell’estratto (senza picchettare) o apponendo l’alimento bruto (pesce, latte, ecc.) sempre senza pricchettare. Spesso il test risulta fortemente positivo anche per semplice apposizione. In questo caso è rischioso (oltre che inutile) procedere con i prick test.
Anche se non esiste una specifica normativa a riguardo, è consigliabile che sia lo specialista allergologo o un pediatra debitamente formato a eseguire i prick test e che siano disponibili gli opportuni presidi di pronto soccorso (adrenalina soprattutto).

Come rendere piacevoli i Prick Test

Soprattutto per il bambino (ma spesso anche per le mamme), l'esecuzione del test è fonte di ansia e conseguentemente di opposizione, talora anche vivace.

Per fronteggiare questa evenienza è stato elaborato un metodo che si basa sull'esecuzione di disegni schematici (il cagnolino, la casetta, la luna) da eseguire sugli avambracci del piccolo, parallelamente ai prick, coinvolgendolo nell'elaborazione di un racconto: 'ecco il suo cagnolino... questa è la sua casetta... e questa è la luna? mettiamo le goccine? ora prendiamo dei cucchiaini di plastica (le lancette)? e diamo da bere (si pricca) al bambino (a)... al cagnolino? alla luna, ecc.'

La serie dei disegnini deve sempre cominciare con un bambino o una bambina (è il soggetto) che ride (laddove il piccolo spesso sta piangendo).
Questo iniziale sdoppiamento si è rilevato molto salutare: al bambino preoccupato conviene identificarsi con il bambino che ride! Le sigle relative ad ogni estratto testato, segnato sulla cute, diventeranno 'il nome del bambino, il nome del gatto, il nome della compagna di scuola, ecc.'.
Naturalmente si potrà chiedere al bambino 'ed ora cosa disegniamo?'

I disegni vanno eseguiti capovolti rispetto al pediatra, e cioè in modo che siano rivolti verso il bambino. I risultati di questo gioco demedicalizzante raggiungono l'obiettivo nella stragrande maggioranza dei casi.
Quasi sempre i pazienti non vogliono che i disegnini siano cancellati, perché li vogliono mostrare al nonno o a un fratello o a scuola. A volte la memoria di una atto medico convertito in un gioco rimane per anni. Inutile aggiungere che anche i genitori risentono positivamente di questa pratica ansiolitica.

Dr. Massimo Aschettino, dr. Paolo Siani
UOC Pediatria - Azienda Ospedaliera "A. Cardarelli", Napoli
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Le allergie alimentari sono una risposta immunitaria avversa a una sostanza contenuta in un alimento che solitamente compaiono nei primi dieci anni di vita.
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