Roma, 26 gen. (Adnkronos Salute) - La caccia alle varianti del coronavirus Sars-CoV-2 in Italia "è molto indietro" e "una variante italiana credibilmente non può esserci per il semplice fatto che, in Italia, la sorveglianza epidemiologica su base genomica non la si sta facendo, ciò che evidentemente non consente di dettagliare in tempo reale i virus circolanti nel Paese". Lo evidenzia all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, specialista in Immunologia clinica e Allergologia e co-coordinatore della Scuola di specializzazione medica in Scienze dalla nutrizione - Dipartimento di Studi europei Jean Monnet.
"La variante inglese, per esempio, è comparsa intorno a settembre 2020 - ricorda Minelli - e il motivo per il quale è stata così definita discende dalla prassi efficacemente attiva nel Regno Unito di realizzare un'opportuna e puntuale sorveglianza epidemiologica su base genomica. Risulta per questo importante monitorare il genotipo virale nel tempo e nello spazio, cioè in aree geografiche diverse del pianeta visto che si parla di pandemia".
"E' un fatto che i virus mutino, nel senso che modificano nel tempo il loro materiale genetico - sottolinea l'immunologo - Il virus Sars-CoV-2 muta un po' più velocemente perché, come è oramai a tutti ben noto, è un virus a Rna, quindi ha un unico filamento. Diverso sarebbe se il genoma fosse costituito da Dna con struttura a doppio filamento: in questi casi i due filamenti tendono vicendevolmente a proteggersi rispetto all'introduzione di mutazioni. Dunque, il fatto che ci siano delle varianti, tanto più in virus a Rna, è un fatto assolutamente normale. E, contrariamente a quello che si può pensare, le varianti relative al 2019-nCov sono già tantissime".
"Stando a una recentissima ricognizione sul repository internazionale Gisaid pubblicamente richiamata da Graziano Pesole, biologo molecolare dell'Università di Bari, nell'ultima puntata della nostra rubrica 'Biomedical Report' su Facebook - prosegue Minelli - ad oggi si contano circa 400mila genomi virali completi. A fronte di questi genomi, si osservano diverse decine di migliaia di varianti del Sars-CoV-2 a dimostrazione del fatto che, in fondo, queste ultime ci sono sempre state. Tuttavia, la maggior parte di esse vengono a tutti gli effetti considerate varianti 'private', in quanto osservate in uno o pochissimi individui e, per questo, destinate a comparire e scomparire assai rapidamente".
"Il senso della variante 'privata' sta nel fatto che il virus, quando infetta l'uomo, viene ricopiato nell'organismo infettato e la copia può contenere un errore che potrà essere trovato solo nel virus che infetta quel soggetto e non in tutti gli altri. Dunque, quella 'privata' è una variante che interessa selettivamente un individuo o pochi individui - osserva l'immunologo - Ci sono, d'altra parte, ulteriori varianti che si diffondono assai rapidamente e che, quindi, diventano comuni a molte persone. Risulta per questo importante monitorare il genotipo virale nel tempo e nello spazio, cioè in aree geografiche diverse del pianeta visto che si parla di pandemia".