Roma, 29 gen. (AdnKronos Salute) - La scelta del tennista Andy Murray, che ha deciso di sottoporsi a un nuovo intervento chirurgico questa volta per l'inserimento di una protesi all'anca metallo-metallo, "è arrivata in ritardo, ma è la migliore che potesse prendere e possiamo essere ottimisti sul suo ritorno in campo". Lo spiega all'Adnkronos Salute Alessandro Calistri, specialista in ortopedia e traumatologia dell'Anca Clinic di Roma, pioniere in Italia delle protesi all'anca metallo-metallo. "Nel nostro Paese siamo nell'ordine dei 1.500-2.000 impianti di questo tipo l'anno, ma sono pochi i centri specializzati perché ancora ci sono pregiudizi su queste protesi", prosegue il chirurgo.
"Oggi abbiamo i risultati di 20 anni di esperienza sulle protesi metallo-metallo, una tipologia di dispositivi che ha subito molte critiche per quello che è accaduto alcuni anni fa con un produttore. Il problema è stato superato grazie a 4 tipologie oggi in commercio, sicure e più adatte a pazienti giovani e sportivi - aggiunge Calistri - I dati della letteratura internazionale dimostrato che nei pazienti sotto i 55 anni le protesi metallo-metallo sono più performanti e hanno una durata ultraventennale rispetto a quelle convenzionali e permettono un recupero più veloce. Una ricerca internazionale su 11 mila pazienti ha stabilito che le protesi metallo-metallo hanno una sopravvivenza (ovvero la stabilità dell'impianto) del 93% dopo oltre vent'anni dall'operazione".
"Mi meraviglio - osserva il chirurgo - che un campione del tennis come Andy Murray non abbia scelto prima questa opzione e sono sicuro che tornerà di nuovo in campo. Ho operato campioni di karate e di triathlon che sono tornati a competere". Dopo le lacrime agli Australian Open con l'annuncio di una possibile chiusura della carriera dopo Wimbledon, Andy Murray ha deciso di sottoporsi a Londra ad un nuovo intervento chirurgico - come ha spiegato in un post sui social con la foto dal letto di ospedale - L'ex numero 1 del mondo da due anni soffre di forti dolori all'anca che ne hanno condizionato le prestazioni.
Spesso il paziente-atleta, quando ha un problema all'anca, "non vuole sentire parlare di protesi e sceglie l'atroscopia dell'anca, come ha fatto il tennista scozzese, ma il guaio è che se il problema si manifesta in un'età giovane può essere corretto prevalentemente per via chirurgica - ricorda l'esperto - Nel caso di Murray c'era una coxartrosi e l'intervento con protesi andava sicuramente fatto prima. Ho operato tanti pazienti tennisti, non di altissimi livelli come il campione scozzese ma di livello medio, e sono tornati a giocare come prima".
Quali sono le novità nel campo delle protesi all'anca che potrebbero arrivare a breve? "Gli impianti in ceramica che potrebbero fare il loro debutto nel 2019 - risponde Calistri - Andranno testati ma ci sono dei notevoli passi avanti, eliminare il metallo permette di escludere possibili allergie al nichel ed inoltre di abbassare il rischio di infezioni batteriche nel sito".