Roma, 21 gen. (Adnkronos Salute) - Restare accanto alle famiglie con un figlio affetto da una patologia cronica complessa, anche durante la pandemia. E’ questo l'obiettivo del progetto di tecnoassistenza 'Contactless, nessun luogo è lontano', realizzato dalla Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, con il supporto non condizionato di Biogen, Novartis, Nutricia, Roche, Sarepta e Italfarmaco. “Molti bambini e ragazzi con patologie complesse - ricorda Eugenio Mercuri, direttore del Dipartimento della salute della donna, del bambino e di sanità pubblica della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, ordinario di Neuropsichiatria alla Università Cattolica, campus di Roma - necessitano di visite a intervalli regolari per monitorare la progressione della malattia ed eventualmente introdurre azioni correttive riabilitative o terapeutiche”.
“L’idea di avviare il progetto Contactless - prosegue Mercuri - è nata durante la prima fase della pandemia per poter restare il più vicino possibile alle famiglie dei nostri pazienti, anche se a distanza. A metà tra la videochiamata e il servizio di telemedicina, il progetto Contactless offre un supporto inedito alle famiglie, non solo attraverso l’ascolto, ma anche continuando la nostra opera di tutoraggio e training attraverso dei video, pensati per diverse fasce d’età, patologie e situazioni”.
L’offerta di Contactless comprende dei tutorial che insegnano alle famiglie come effettuare gli esercizi di stretching per il benessere dei loro bambini e ragazzi, un piano di formazione online articolato su diversi webinar tematici per aggiornare sugli sviluppi della ricerca scientifica e sulla gestione quotidiana delle varie patologie e un percorso di supporto psicologico online, attraverso il quale si affrontano con i familiari temi specifici e li si aiuta a elaborare il vissuto della pandemia di Covid-19.
“Questo programma - racconta la mamma di un ragazzo seguito dall’équipe di Mercuri - ci consente di avere uno spazio di condivisione, supporto e crescita, anche in questo periodo così complesso soprattutto per le famiglie con ragazzi affetti da patologie invalidanti”.
“Contactless è un modo in più per stare vicino alle famiglie dei bambini e dei ragazzi che seguiamo abitualmente – conclude Mercuri -. E’ un’esperienza che ci ha aiutato tantissimo e che di certo, per alcune modalità, continuerà anche in futuro, consentendoci di effettuare almeno parzialmente da remoto alcune procedure, continuando a offrire informazioni e servizi alle famiglie, ma riducendo allo stesso tempo il carico per le stesse, soprattutto nel caso di patologie croniche e complesse che richiedono tanti appuntamenti”.