Roma, 22 giu. (Adnkronos Salute) - "L'Oms si è espresso su una situazione che stava diventando ogni giorno sempre più difficile. Credo che sia importante soprattutto per chi ha già tamponi negativi e gli vengono richiesti nuovamente test che risultano debolmente positivi, che sono quelli che secondo me oggi confondono più le cose. Su questi casi occorre fare chiarezza e l'Oms ha fatto bene a cambiare. Spero che il Cts recepisca l'indirizzo perché abbiamo tantissime persone isolate a casa che non hanno virus contagioso, o hanno una bassissima carica virale che non contagia nessuno. Quindi ha fatto bene il ministro Speranza a chiedere un parere per avere un indirizzo univoco". Lo ha spiegato all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.
L'Oms ha deciso di cambiare le raccomandazioni per il rilascio dall'isolamento dei pazienti che hanno contratto l'infezione da nuovo coronavirus: non servono più necessariamente due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica, per interrompere la quarantena. Le linee guida provvisorie prevedono tre giorni senza sintomi (inclusi febbre e problemi respiratori) come criterio sufficiente a escludere la trasmissione della malattia. "Ci sono due strade ora - aggiunge Bassetti - o scegliamo l'indirizzo dell'Oms o procediamo con un protocollo nostro. La prima strada potrebbe semplificare molto procedure oggi complesse. In ogni caso credo che avere un tampone positivo senza sapere quanto virus c'è all'interno è una risposta incompleta che si dà alla persone, e non va bene".
"Sarebbe importante avere però anche linea guida nazionali sul tampone - rimarca Bassetti - perché non è possibile che noi oggi giudichiamo se un sistema regionale funziona in base al numero dei tamponi che fa. Ma chi ha detto che 10mila test sono meglio di 5mila? Dobbiamo essere in grado di farli quando servono e non per dimostrare che li stiamo facendo per soddisfare qualche modello".
"I tamponi servono per mappare i contatti e i nuovi focolai o in situazioni con sierologici positivi per verificare se una persona è ancora contagiosa. Ma ancora oggi - conclude l'infettivologo - vengono fatti tamponi in quantità enormi, che generano una pressione incredibile sui laboratori, e questo non serve di certo. Insomma, non vale l'equazione tanti tamponi fatti, meglio le cose funzionano".