31/03/2016

La stimolazione cerebrale migliora la lettura dei bambini con dislessia

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Attraverso la stimolazione cerebrale non invasiva è possibile migliorare le capacità di lettura dei bambini in tempi molto ridotti. Questo il risultato raggiunto da una tecnica sperimentata dai ricercatori di Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con il Laboratorio di Stimolazione Cerebrale della Fondazione Santa Lucia. 
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Restorative, Neurology and Neuroscience.

Come si legge sullo stesso sito dell’Ospedale Bambino Gesù, "la dislessia è un disturbo di natura multifattoriale (genetica, biologica, ambientale) che porta a una difficoltà nella lettura. In Italia colpisce circa il 3% dei bambini in età scolare con ripercussioni sull'apprendimento, sulla sfera sociale e psicologica. Nei bambini dislessici è stata rilevata la presenza di aree del cervello ipoattive o dal livello di attivazione alterato. Gli studi più recenti hanno dimostrato che il miglioramento della lettura a seguito della terapia è collegato alla modificazione dell'attività cerebrale, ma sono ancora limitate le evidenze scientifiche su quale sia il metodo più efficace per migliorare le abilità di lettura”.

La Stimolazione Cerebrale non invasiva

Per lo studio è stato fondamentale l’uso della tecnica di Stimolazione Transcranica a Corrente Diretta (tDCS).
Si tratta di una procedura non invasiva, con passaggio di corrente a basso voltaggio (pari - per esempio - a quello necessario ad alimentare il monitor di un pc), già impiegata per la terapia di alcuni disturbi come l'epilessia focale o la depressione. La tDCS è stata usata, per la prima volta, dai ricercatori del Bambino Gesù, sotto la supervisione della dott.ssa Deny Menghini, con bambini e adolescenti dislessici per documentarne l'efficacia sulle difficoltà di lettura in età evolutiva. 
I risultati hanno, quindi, evidenziato che la tDCS è un trattamento sicuro che, “variando l'attività neurale di circuiti cerebrali alterati nelle persone dislessiche, consente un miglioramento delle abilità di lettura. La stimolazione, completamente indolore, viene fornita da un dispositivo portatile, alimentato da pile, in grado di erogare una corrente continua ad intensità molto bassa, 1 milliampere. Il trattamento è completamente indolore”, si legge sempre sul sito del Bambin Gesù.

Com’è stato realizzato lo studio

Alla ricerca hanno partecipato 19 bambini e adolescenti dislessici di età compresa tra i 10 e i 17 anni, attribuiti casualmente a due gruppi: uno destinato al trattamento attivo, l'altro al trattamento placebo (con il dispositivo spento). 
Durante la terapia di stimolazione i partecipanti di entrambi i gruppi hanno eseguito contemporaneamente attività volte a favorire la correttezza e la velocità di lettura, simili a quelle che svolgono durante il trattamento logopedico.
Ciascun partecipante è stato sottoposto ad incontri di 20 minuti, 3 volte alla settimana, per 6 settimane, per un totale di 18 incontri. La sperimentazione è stata condotta in ‘doppio cieco’: né i bambini né i ricercatori dedicati alla valutazione dei risultati erano a conoscenza di chi fosse stato sottoposto al trattamento attivo o placebo (la stimolazione attiva, infatti, non è percepibile per chi la riceve).

I risultati dello studio

In 6 settimane di trattamento, i bambini sottoposti alla procedura attiva hanno migliorato del 60% la velocità e l'accuratezza in alcune prove di lettura, passando da 0,5 a 0,8 sillabe lette al secondo. 0,3 sillabe di miglioramento al secondo è quanto un bambino dislessico ottiene spontaneamente (ovvero senza terapia) nell'arco di un intero anno. Le competenze acquisite si sono dimostrate stabili anche dopo un mese dall'ultima seduta e ulteriori valutazioni verranno effettuate a 6 mesi dalla fine trattamento per verificarne l'efficacia a lungo termine. Viceversa, i bambini e i ragazzi sottoposti al trattamento placebo non hanno mostrato un miglioramento significativo (incremento di circa 0,04 sillabe al secondo). 

Il commento dell’esperto

“Si tratta di uno studio preliminare i cui dati attendono di essere supportati da indagini su casistiche ancora più ampie, ma i risultati ottenuti in questa prima fase sono di grande importanza dal punto di vista clinico”, sottolinea Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù. 
“La stimolazione cerebrale - continua il prof. Vicari - non invasiva è infatti una tecnica sicura che può portare a benefici documentati sull'efficacia e l'efficienza del trattamento in un arco di tempo molto più breve rispetto alla terapia tradizionale. Questa ricerca può quindi aprire la strada a nuove prospettive di riabilitazione della dislessia, con una sostanziale riduzione dei tempi, dei costi della terapia e del disagio per le famiglie nel dover sostenere lunghi percorsi di cura e di ridotta efficacia documentata. Va sottolineato che la tDCS non vuole sostituirsi, ma integrare la terapia logopedica tradizionale, tanto che i nostri risultati dimostrano la sua particolare efficacia in combinazione con la terapia tradizionale”.

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TAG: Bambini | Neuropsichiatria infantile
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