(Modena, 20 settembre 2019) - Lo studio de La Sapienza di Roma presentato al Policlinico di Modena.
Prima ricerca indipendente sull’uomo effettuata da una grande università italiana e pubblicata da una delle più autorevoli riviste specialistiche del mondo, JAHA (Journal of American Heart Association). Di che cosa si tratta?
I ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma hanno analizzato la differenza dell’impatto sulla pressione e sui vasi sanguigni tra sigarette elettroniche, il dispositivo a “tabacco riscaldato” IQOS e le sigarette.
Risultato? Entrambi i dispositivi, basati su tecnologie che permettono di inalare nicotina evitando però i derivati della combustione, hanno un impatto nettamente inferiore sulla pressione e sui vasi, oltre che sullo stress ossidativo cellulare.
La comunità scientifica concorda che ci sia l’esigenza di ulteriori studi su questi nuovi dispositivi, ma lo studio – indipendente e interamente italiano - rappresenta un primo passo scientificamente corretto verso una vera risposta al quesito sul minor danno all’organismo di queste nuove tecnologie per fumatori che non riescono a smettere.
Lo studio è stato presentato al Policlinico di Modena, durante l’ottavo congresso della Società italiana di emoreologia clinica e microcircolazione (SIECM). Il fumo tradizionale e in particolare la combustione, principale causa di danno delle sigarette, sono in effetti potenziali fattori di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari quali l’infarto del miocardio o eventi ischemici cardiaci e cerebrali. E questo perché aumentano stress ossidativo, viscosità del sangue, frequenza cardiaca e pressione sanguigna.
Ma lo sono anche i nuovi metodi di fumo? I risultati del lavoro scientifico effettuato dai ricercatori dell’università “La Sapienza” di Roma sembrano dire di no. A parlarne a Modena è stato il prof. Roberto Carnevale, professore associato di biologia, che ha illustrato come la ricerca abbia valutato gli “effetti in acuto” dell’utilizzo del prodotto a tabacco riscaldato IQOS, in confronto alla sigaretta elettronica e alla sigaretta tradizionale. Venti i fumatori coinvolti, di cui più della metà donne, assegnati in modo casuale ed alternativamente ai differenti prodotti, che avevano un contenuto di nicotina equiparabile, con un periodo di sospensione di 1 settimana tra le differenti fasi. I ricercatori sono andati a misurare più biomarcatori possibili, facendo anche compilare ai volontari dei questionari per valutare il loro grado di soddisfazione.
Link allo studio: