Roma, 18 feb. (Adnkronos Salute) - Ci sono mani che non sanno più impugnare una penna, né aprire una bottiglia o allacciare un bottone. Colpa dell'artrosi o dell'artrite reumatoide che ne hanno devastato le articolazioni. E ci sono giovani mani spezzate da un brutto trauma (come le sub-amputazioni da sega circolare) che possono tornare alla vita, grazie a una complessa ricostruzione, sottolineano dalla Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs di Roma. Il chirurgo della mano può risolvere il problema, restituendo funzionalità alle articolazioni e qualità di vita alle persone.
Le novità nel campo delle protesi riguardano sia i nuovi disegni che i materiali. "Quelle più performanti per le articolazioni interfalangee - spiega Vincent Joseph Mazzone, direttore Uoc Chirurgia della mano del Gemelli - sono bastoncini in silicone, mentre per le articolazioni metacarpo-falangee i migliori risultati si ottengono con le protesi 'anatomiche' (che mimano cioè la forma delle articolazioni); tra le più utilizzate, quelle in pirocarbonio. Per quanto riguarda l'articolazione alla base del pollice, le protesi di ultima generazione mimano nel disegno e nei materiali (esempio di metallo e ceramica) quelle utilizzate per l'anca".
"Tutti sanno che esiste la possibilità di sostituire le articolazioni dell'anca, del ginocchio o della spalla con delle protesi - prosegue l'esperto - Molto meno noto è che si possa fare la stessa cosa con le piccole articolazioni delle mani. Esistono protesi articolari per le articolazioni delle dita (interfalangee e metacarpo-falangee), per quelle alla base del pollice (articolazione trapezio-metacarpale) e per il polso. Obiettivo di questi interventi è la scomparsa del dolore e il mantenimento o il recupero della funzionalità articolare".
La vera novità in questo campo - segnalano dal Gemelli - non riguarda tanto le protesi, quanto le nuove tecniche chirurgiche che oggi sono meno invasive e consentono una mobilizzazione precoce (praticamente immediata) dell'articolazione. Questo permette, con l'aiuto di fisioterapisti della mano, un recupero molto più rapido.
"Le vecchie tecniche chirurgiche - ricorda Mazzone - prevedevano la sezione dei tendini per poter arrivare alle articolazioni e protesizzarle. Con la nuova tecnica di accesso laterale, messa a punto da noi, siamo in grado di risparmiare i tendini flessori e estensori della mano e questo permette al paziente di muovere da subito la mano". L'ultima frontiera, la più difficile, riguarda l'articolazione del polso. "La sopravvivenza media delle protesi impiantate a questo livello è ancora bassa", precisa lo specialista: "Una su quattro non supera i 5 anni di vita (per contro, la vita media di una protesi dell'anca è oggi di 30 anni e quella di una protesi del ginocchio di 20 anni). Si sta lavorando molto allo studio della biomeccanica, ma ancor oggi è difficile replicare il movimento perfetto di un polso sano. Siamo sempre più convinti che l'esatta geometria dell'impianto finale debba essere perseguita al millimetro per avere successo".
Le protesi delle articolazioni delle mani vengono impiantate in anestesia loco-regionale e in genere vengono effettuate in Day-Hospital. Il paziente può dunque tornare subito a casa, per essere poi avviato a un programma riabilitativo con un fisioterapista della mano. Al momento, le aziende leader nella produzione delle protesi articolari della mano sono la sino-americana Wright e la britannica Osteotec, conclude il Gemelli.