Chicago 3 giu. (Dall’inviato dell’Adnkronos Salute Francesco Maggi) - Nel 2018 negli Usa sono stati diagnosticati oltre 266 mila casi di carcinoma al seno invasivo e sono state oltre 109 mila le donne che hanno optato per la ricostruzione grazie alla chirurgia plastica. Un intervento che oggi può essere fatto con il trapianto di tessuto autologo prelevato dalla pancia, dal fondoschiena o da altre zone del corpo per rimodellare un nuovo seno. Oppure, altra opzione: le protesi al gel di silicone. Ma nonostante le ultime frontiere degli interventi di ricostruzione, negli Stati Uniti Usa sta aumentando il numero delle donne che sceglie di non sottoporsi ad alcun intervento.
Questi temi, legati soprattutto una maggiore umanizzazione delle cure, sono stati alcuni dei focus presentati al congresso Asco (American Society Clinical Oncology) di Chicago. "Il rischio legato all'asportazione del seno con o senza la ricostruzione - spiega Deanna J. Attai, chirurgo-senologa della David Gaffen School of Medicine dell'Ucla - include la necrosi dei tessuti e la sindrome del dolore postmastectomia. Possono poi manifestarsi infezioni dopo la ricostruzione, cisti, e la possibilità di doversi di nuovo sottoporre ad un intervento".
Attai ha raccontato sul quotidiano dell'Asco la storia di una sua paziente, Maggie Kudirka, ballerina del Joffrey Concert Group di New York City. A 23 anni le è stato diagnosticato un tumore di terzo grado al seno. La ragazza aveva già un'esperienza precedente di chirurgia della mammella e ha deciso per una doppia mastectomia senza nessuna ricostruzione. Dopo sei giorni dell'operazione è tornata a ballare. Era il suo obiettivo".
Dunque, cresce il numero di donne che sceglie di non sottoporsi alla ricostruzione. "L'idea di 'going flat', ovvero di non sottoporsi all'intervento chirurgico, sta diventando una opzione sempre più diffusa e anche i medici devo considerarla e parlarne con i propri pazienti", osserva Attai.
Secondo Rachel Brem, radiologa della School of Medicine and Health Sciences della George Washington University, che ha vissuto sulla propria pelle di medico ciò che vivono le pazienti che arrivano nel suo studio avendo subito una doppia mastectomia: "C'è uno stigma nei confronti di questo intervento, molti specialisti non la suggeriscono quando c'è la diagnosi di carcinoma di un solo tumore, ma non sanno come ci si sente a vedersi nude allo specchio".
Per aiutare chi opta per questa scelta ancora considerata radicale, Dana Donofree, anche lei sopravvissuta ad una tumore, ha creato AnaOno Intimates, una linea di lingerie specifica per le donne, con reggiseni disegnati 'ad hoc', che chi ha subito una mastectomia singola o doppia. "Le donne devono sentirsi bene con se stesse anche dopo un cambiamento così devastante". La sua linea è stata presentata all'ultima New York Fashion Week.