Firenze, 11 set. (AdnKronos Salute) - Sul focolaio toscano del superbatterio New Delhi e sul tasso di mortalità "non vuole dire ci sia un nesso causale automatico con la presenza del ceppo, l’infezione potrebbe essere una concausa o non aver provocato la morte. Il sistema ha risposto prontamente. È stato sotto attento monitoraggio e sono state emanate tutte le indicazioni e le raccomandazioni valide per tutto il territorio regionale". Lo ha detto l’assessore alla Salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, chiamata a rispondere sulla diffusione del batterio da Maurizio Marchetti, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale.
L'assessore ha ricordato i numeri: "tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019, il batterio New Delhi è stato isolato nel sangue di 76 pazienti con sepsi. Tra questi, la mortalità è stata del 40%. Fino al 31 agosto 2019 i ricoverati con tampone rettale di screening risultato positivo, sono 708". E sottolineato che da maggio è istituita una "unità di crisi composta da professionisti esperti in materia di infezioni". Inoltre, il contatto con il Ministero, "come è giusto e doveroso" afferma Saccardi, è stato "continuo" sin dalle prime segnalazioni e la circolare emanata il 30 maggio "deriva unicamente dai casi che noi abbiamo tempestivamente segnalato".
La circolare, ha ricordato ancora Saccardi, è una "indicazione ai presidi per mettere in atto le necessarie precauzioni che in Toscana erano già comunque attive sin dai primi casi riscontrati”. Saccardi informa inoltre che è stato creato un database regionale “retrospettivo e prospettico” e le misure di screening "sono state ampliate".
La tempistica riferita dall’assessore Saccardi non ha convinto Marchetti che si è detto "perplesso. La tempestività del Ministero è certa, non altrettanto quella della Regione Toscana” ha commentato, ricordando di essere ancora in attesa di una risposta ad un’altra interrogazione, presentata ad aprile scorso proprio sul tema delle infezioni da batteri.
Nuova Delhi Metallo-beta-lattamasi (Nd-m1) è un enzima che rende i batteri resistenti a un ampio spettro di antibiotici beta-lattamici tra cui quelli della famiglia dei carbapenemi (antibiotici ad ampio spettro). Isolato per la prima volta nel 2008 in un paziente svedese subito dopo un viaggio nella capitale indiana, fa parte della famiglia delle enterobacteriacee perché il suo luogo di principale colonizzazione è l’intestino.