Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - ll Tar del Lazio ha respinto con una sentenza il ricorso proposto dall'associazione Pro Vita & Famiglia contro il diniego da parte del Comune di Roma all'affissione di 500 cartelloni che ritraevano l'immagine di un feto. "La motivazione del Tar? Per 'lo smodato impatto emotivo' e perché sarebbero stati superati i 'limiti di violenza semantica' - spiega in un nota l'associazione - Ora giudicate voi se c'e' violenza nelle nostre frasi sull'embrione: 'tu eri cosi' a 11 settimane, tutti i tuoi organi erano presenti, già ti succhiavi il pollice'".
"E poi domandiamoci perché un bambino nella pancia oggi scandalizzi più di certe foto volgari e piene di nudità o dell'invito al consumo di marijuana che si incontrano per strada alzando gli occhi agli spazi pubblicitari", hanno sottolineano Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di ProVita, diventata oggi Pro Vita & Famiglia, e autori della campagna pubblicitaria che provocò prima le polemiche e poi il divieto di affissione da parte del Comune di Roma che ieri è stato giudicato legittimo.
"In pratica la sentenza afferma che il Comune ha il diritto di regolamentare i messaggi che appaiono sugli impianti di sua proprietà e che il messaggio di Michelino, come abbiamo chiamato il bambino rappresentato nelle immagini, supera i limiti della sensibilità comune. Allora perché non vale lo stesso per gli spot dell'agenzia di pompe funebri Taffo? Non contengono anch'essi una certa 'violenza del messaggio' scherzando sulla morte nostra e dei nostri cari? Ci aspettiamo che il sindaco di Roma Virginia Raggi intervenga su tutti i manifesti provocatori". Brandi e Coghe concludono annunciando che i loro legali "stanno ora valutando di ricorrere al Consiglio di Stato".