09/09/2017

Giornata Mondiale sulla Sindrome feto-alcolica

giornata mondiale sulla sindrome feto alcolica
Massimo Canorro
Scritto da:
Massimo Canorro
Giornalista & web content editor

Oggi 9 settembre si svolge la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome Feto-Alcolica e i Disturbi Correlati (Fetal Alcohol Spectrum Disorders - FASD), un’iniziativa promossa in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che mira ad aumentare la consapevolezza sui rischi legati al consumo di alcol in gravidanza.

Le future mamme devono evitare di bere, nella maniera più assoluta, anche la più piccola quantità di alcol. Un messaggio semplice, forte e chiaro, che sembra rasentare il banale. Sembra, appunto. Come infatti ricorda EpiCentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, “nella regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il consumo di alcol tra le donne in età fertile è un fenomeno comune e, nonostante molte di queste smettano di bere alcolici quando sanno di essere incinte, alcune continuano anche durante la gravidanza, in particolare quando la gestazione non è programmata”.

In Italia il consumo di alcol è un comportamento sempre più diffuso tra la popolazione: è poco più del 50% il numero delle future mamme che bevono almeno due bicchieri di alcol nel corso della gravidanza, mentre in Europa si oscilla dal 6% della Svezia all’82% dell’Irlanda.

Sindrome feto-alcolica, di che cosa si tratta

Nel 2016 OMS Europa ha pubblicato il documento Prevention of harm caused by alcohol exposure in pregnancy. Rapid review and case studies from member states, che fornisce un’accurata panoramica sulla letteratura inerente gli interventi di prevenzione – in linea con quelle che sono le politiche europee – indirizzati alle donne in gravidanza (ma anche a quelle non incinte).

Ogni anno, infatti, in tutto il mondo nascono circa 119.000 bambini affetti dalla Sindrome feto-alcolica, una malattia congenita che determina anomalie (problemi mentali, comportamentali e di apprendimento) e disabilità fisiche provocate da un’esposizione prenatale all’alcol etilico. Ovviamente, non tutte le donne che bevono durante la gravidanza partoriscono un bambino affetto da Sindrome feto-alcolica. Tuttavia, com’è riportato sul sito del Ministero della Salute, “anche in piccolissime dosi l’alcol assunto in gravidanza può avere rischi per il nascituro”.

È alta la preoccupazione in merito all’aumento della prevalenza globale della malattia. I motivi a supporto di questa ipotesi sono due: il primo, il tasso di consumo di alcol, anche durante la gravidanza, emerge in costante aumento tra i giovani. In secondo luogo, un’ampia percentuale delle gravidanze odierne non risulta pianificata, un aspetto che può portare (seppur in modo involontario) ad esporre il feto a sostanze alcoliche.

Alcol in gravidanza: i rischi per il feto

“Le stime ci dicono che in Italia il 50-60% delle donne in gravidanza continua a bere, mantenendo le abitudini assunte in precedenza” sottolinea Emanuele Scafato - direttore dell’Osservatorio nazionale alcol del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’ISS - in merito alla situazione nel nostro Paese.
Una vera e propria follia, considerando che organi vitali, come il cuore e il cervello, si formano nei primi 10-15 giorni dal concepimento, quando ancora la donna non sa di essere incinta. “L’alcol arriva direttamente nel cervello della madre e del feto, dove distrugge i neuroni ancora prima che si sviluppino”.

Per approfondire guarda anche: “Alcol e fegato”

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Una corretta alimentazione in gravidanza rappresenta uno dei presupposti fondamentali per la normale evoluzione ed accrescimento del feto.
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