Roma 24 dic. (Adnkronos Salute) - Camici bianchi aggrediti mentre svolgono il proprio lavoro salvando spesso delle vite. E' il fenomeno delle violenze ai danni di operatori sanitari, che seppur ha subito una lieve calo nell’anno della pandemia, non si è azzerato, con episodi anche legati al caos scoppiato per i tamponi o per i ricoveri di pazienti Covid. "Negli ultimi 5 anni sono stati 11mila gli operatori vittime di aggressioni", secondo una elaborazione di Consulcesi per Adnkronos Salute basata su dati interni Consulcesi e sui report delle principali compagnie assicurative, "con una media di 2 mila casi l’anno".
"Per il 2020 non abbiamo stime aggiornate sulle aggressioni - sottolinea all'Adnkronos Salute Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (la Federazione degli Ordini dei medici e odontoiatri) - Nell'anno della pandemia c'è stato sicuramente un calo del fenomeno anche se abbiamo comunque registrato episodi di aggressioni. Da settembre abbiamo una nuova legge che ci protegge ed è un buon deterrente, il medico non dovrà più farsi avanti per denunciare ma c’è di procedibilità d’ufficio sulla violenza o aggressione. Dobbiamo far capire che su questo tema c’è molto lavoro da fare sulla prevenzione, occorre anche comprendere il disagio che porta all'aggressione".
"La violenza di alcuni soggetti nei confronti dei medici è un fenomeno che riguarda la protesta contro il sistema quando si vorrebbe l’efficienza e l’immediatezza del cure - rimarca Anelli - In questo anno di emergenza Covid tuti siamo stati più consapevoli delle difficoltà oggettive che hanno riguardato i medici, difficoltà che vanno al di là di quello che possono fare gli operatori stessi, che non si sono mai tirati indietro. E gli oltre 260 medici deceduti sono una cicatrice enorme. Nei momenti in cui si è attenuata l’ondata epidemica abbiamo ritrovato nuovamente alcuni episodi di aggressione sempre connessi alla richiesta di immediatezza dell’assistenza da parte dei cittadini".
"Il tema della sicurezza, che abbiamo richiamato in molte occasione nei mesi precedenti all’emergenza, ha portato il Parlamento ad approvare una nuova legge - ricorda Anelli - Il principio continua ad essere che la sicurezza e la tutela dei lavoratori è un diritto incomprimibile e la loro sicurezza sul luogo di lavoro deve essere tutelata. Il medico deve essere sereno quando lavora". La nuova legge ('Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni') garantisce la sicurezza dei medici, ma non solo, e prevede per chi li aggredisce un aggravio delle pene, con la condanna fino a 16 anni e pesanti sanzioni pecuniarie. Lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza, ha sottolineato che si tratta di "una legge che difende con più forza da ogni forma di aggressione i professionisti sanitari e il loro lavoro. Gli episodi di violenza e le aggressioni a chi lavora negli ospedali e negli studi sono inaccettabili. Ci prendiamo cura di chi si cura di noi".
Per Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, la sicurezza dei medici e degli operatori sanitari è un tema ancora sottovalutato e sottostimato. "Se ne parla solo quando accade un fatto eclatante di cronaca ma gli operatori sanitari si sentono trascurati e non riescono a lavorare in sicurezza. Attraverso il nostro quotidiano contatto con gli operatori sanitari sappiamo che le aggressioni sono all’ordine del giorno ma purtroppo non vengono denunciate. E spesso – fa notare Tortorella – anche sottovalutate perché molti hanno paura di esporsi per paura di ritorsioni personali e sul lavoro".
"Durante questo periodo di emergenza pandemica - ritorna Anelli - la popolazione ha capito la vera anima di questo lavoro, i medici hanno continuato a lavorare sfidando tante situazione di rischio. Questo fa parte un del nostro Dna, del codice genetico di essere un medico. Ma è anche vero che sono emerse le tante difficoltà del Ssn, spesso poco organizzato o male organizzato. I tagli alla sanità fatti in passato, quando si è considerato il Ssn non una risorsa su cui investire ma una spesa, hanno portato a quello che vediamo oggi. Ecco perché - conclude - vogliamo ribadire la necessità di richiamare l’attenzione sui 9 mld del Recovery plan destinati alla sanità, è una occasione che non possiamo perdere e questa cifra non è adeguata”.