Berna, 27 ago. (AdnKronos Salute/Ats) - La famiglia e la scuola devono collaborare nell'educazione sessuale dei bambini. Il monito arriva da uno studio pubblicato dal Fondo nazionale svizzero (Fns), che mette in guardia contro le insidie in agguato quanto le principali fonti di informazione in materia sono gli amici o Internet. Minacce concrete, considerando che secondo la ricerca - che ha coinvolto 4.978 giovani adulti elvetici, interrogati sulle modalità attraverso cui si erano formati sul tema sesso durante l'infanzia - a 'iniziare' i piccoli all'argomento sono innanzitutto gli amici (38,9%), seguiti dai genitori (27,3%), dalla scuola (19,1%) e dal web (8%).
Lo studio indica che i giovani, le persone non eterosessuali e i bimbi con pubertà precoce o tardiva sono i più inclini a cercare informazioni in Rete. E comportamenti sessuali a rischio si registrano proprio fra chi ha fatto ricorso principalmente a Internet o ha chiesto agli amici. Questo fenomeno rappresenta "un grosso problema", avverte Yara Barense-Dias, membro del gruppo di ricerca sulla salute degli adolescenti al Centro universitario di medicina generale e sanità pubblica di Losanna, che spiega anche come l'educazione sessuale a scuola debba includere tutte le identità sessuali e i piccoli che entrano in pubertà particolarmente presto o molto tardi.
"Vista l'importanza degli amici e di Internet - osserva l'esperta - dobbiamo insegnare ai bambini a utilizzare differenti fonti d'informazione e migliorare le loro competenze online. La scuola e i genitori devono indirizzare i giovani su siti affidabili e utilizzarli come strumenti e aiuto", esorta la ricercatrice che insiste: "I genitori devono rappresentare la prima fonte d'informazione in materia di educazione sessuale"; la scuola "è là per aiutarli", e genitori e scuola non devono essere considerati avversari, ma partner.
Secondo la ricerca svizzera le giovani donne sono state più spesso informate sulla sessualità dai genitori, specie dalla madre. Un'ipotesi potrebbe essere che la famiglia si preoccupa maggiormente di sensibilizzare le figlie femmine rispetto ai maschi, perché potrebbero andare incontro a una gravidanza. "I genitori approfittano del primo ciclo per affrontare una discussione generale sulla sessualità", riflette Barrense-Dias. "E' un momento chiave che nei ragazzi non esiste. Eppure - precisa l'esperta - prendersi le proprie responsabilità in fatto di contraccezione e protezione, garantire una sessualità positiva e una buona salute sessuale, riguarda sia i ragazzi che le ragazze".
Chi è stato informato soprattutto dalla scuola e dai genitori, emerge ancora dall'indagine, presenta percentuali più basse di infezioni sessualmente trasmesse. Mentre riguardo ai rapporti sessuali consentiti senza essere veramente desiderati, i risultati sono simili.
Infine, un dato a sorpresa: "In generale si crede che i giovani di oggi abbiano le loro prime esperienze sessuali prima rispetto a un tempo, ma abbiamo constatato che non è così", conclude Barrense-Dias.