12/10/2015

Trattare il 5% dei casi di epatite C porterebbe grandi benefici per la salute pubblica

trattare il 5 dei casi di epatite c porterebbe grandi benefici per la salute pubblica
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Trattare il 5% della popolazione di malati di Epatite C con i nuovi farmaci permetterebbe di ridurre l’incidenza della malattia e al tempo stesso di diminuire i costi a carico del sistema sanitario.

L’analisi costi-benefici è stata condotta dalla University of Southern California guidati da Dana Goldman che spiega: “con l’HIV abbiamo fatto l’errore di limitare l’accesso ai trattamenti solo alle persone che avevano l’Aids e alla fine abbiamo lottato con il virus per decenni, non avevamo capito quale fosse il grado di aggressività dell’Hiv e la scienza non conosceva la malattia, così non siamo stati abbastanza forti. Ma con l’Epatite C è un’altra storia, le ricerche si moltiplicano e sappiamo bene con cosa abbiamo a che fare, abbiamo dei farmaci efficaci e dobbiamo trovare il modo per finanziare le terapie”. 
 
Lo studio ha concluso che trattare solo il 5% dei malati ridurrebbe il numero di casi da 2,7 milioni a 39mila in 50 anni. I ricercatori precisano che garantire l’accesso alle nuove terapie a tutti i pazienti sarebbe naturalmente l’opzione migliore (così in 50 anni si arriverebbe ad avere solo 1400 casi) ma è impraticabile a causa dei costi. Trattare il 5% dei pazienti consente di raggiungere un significativo traguardo di costo-beneficio in termini di salute pubblica.

La studiosa ha ricordato che l’epatite C non si trasmette solo attraverso trasfusioni di sangue o l'utilizzo di strumenti chirurgici infetti, ma anche attraverso rapporti sessuali non protetti e con l’uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa. La malattia può rimanere latente anche per 15 anni e peggiorare poi in una cirrosi o nella morte. Cinque pazienti su 100mila malati muoiono ogni anno negli Stati Uniti a causa dell’epatite C.

Fonte:
USC News
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Endocrinologia e malattie del ricambio
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