Il linguaggio è un processo che si evolve in tempi, modi e strategie di apprendimento che possono variare da bambino a bambino. Nonostante questa grande differenza interindividuale, sono state individuate delle tappe “universali” di acquisizione del linguaggio, che sembrano riscontrabili in tutti i bambini, indipendentemente dalla  lingua cui sono esposti e che stanno imparando.

In quest’articolo vedremo quali sono nel dettaglio e le età in cui normalmente vengono raggiunte.

Sviluppo del linguaggio nei bambini: cosa comporta

Quando si parla di linguaggio, spesso immaginiamo che questo sia legato alla sola capacità di produrre i suoni e le parole da un punto di vista prassico-articolatorio.

In realtà, affinché avvenga un’adeguata acquisizione del linguaggio, è necessario sviluppare diverse abilità come:

  • la capacità di riconoscere i suoni linguistici;
  • differenziarli tra di loro da un punto di vista uditivo-percettivo;
  • comprenderne il significato da un punto di vista cognitivo-linguistico;
  • produrre la parola da un punto di vista motorio-prassico;
  • comunicare e relazionarsi con l’altro attraverso l’uso del linguaggio.

Quali sono le tappe dello sviluppo del linguaggio?

Sviluppo percettivo

Non tutti sanno che la capacità uditiva di riconoscere i suoni del linguaggio si acquisisce già nel grembo materno. Infatti, nell’ultimo trimestre della gestazione, il senso dell’udito è completamente maturo e il feto è immerso in un mondo fatto di respiri, rumori e un suono speciale: la voce della mamma.

A tal proposito, gli studi dimostrano che quando la mamma parla al feto, la frequenza cardiaca del bambino diminuisce, favorendo il rilassamento, le connessioni sinaptiche e le prime capacità linguistiche.

Un ulteriore studio conferma che durante la prima settimana di vita, il neonato dimostra di preferire l’ascolto di suoni linguistici piuttosto che suoni non linguistici. Ciò implica che il sistema nervoso del bambino sia predisposto a distinguere quegli aspetti del suono che sono caratteristici del linguaggio.

Dunque,

  • dalla nascita a 6-10 mesi: il bambino sa riconoscere i suoni universali del linguaggio ma non sa ancora discriminarli tra di loro e tra una lingua e un’altra;
  • da 6-10 ai 18-24 mesi: il bambino comincia a differenziare i suoni della propria lingua di appartenenza perdendo quindi la capacità di riconoscere le altre differenti dalla sua;
  • dai 18-24 mesi fino ai 5-6 anni: il bambino inizia gradualmente a distinguere differenze sempre più significative nella discriminazione tra le parole.

Sviluppo articolatorio

La produzione delle parole NON si acquisisce improvvisamente: già prima di imparare a parlare il bambino è in grado di comunicare. Dunque, per capire a fondo lo sviluppo del linguaggio è indispensabile conoscere lo sviluppo comunicativo che precede e prepara l’emergere del linguaggio.

  • 0-2 mesi: il bambino comunica il suo stato d’animo e i suoi bisogni di fame, caldo, dolore o sonno attraverso il pianto;
  • 2-6 mesi: il bambino incomincia a produrre i primi suoni vocalici con emissioni modulate e alternate o in risposta alle parole dei genitori. In questo modo il bambino instaura una relazione con l’altro, la cosiddetta proto-conversazione. Durante questo periodo, il sorriso acquista un valore comunicativo, direzionato e rivolto a specifiche persone o oggetti e non è più semplicemente connesso ad uno stato di benessere generale. Questo prende il nome di SORRISO SOCIALE;
  • 6-8 mesi: compare il babbling o lallazione canonica, ovvero il bambino comincia a ripetere più volte la stessa sillaba (MA-MA-MA). Dalla lallazione canonica si passa a quella variata in cui il bambino aggiunge una grande varietà di suoni consonantici e vocalici anche differenti tra loro (MA MO TO);
  • 8-10 mesi: il bambino inizia a produrre i gesti deittici o performativi (dare, indicare, mostrare qualcosa presente nel contesto) espressione di intenzionalità comunicativa. Successivamente compaiono i gesti referenziali che rappresentano qualcosa anche quando non è presente nel contesto attraverso un simbolo gestuale (fare ciao aprendo e chiudendo la mano, fare il gesto della pappa portando la mano alla bocca). In questo periodo il bambino comincia a comprendere singole parole contestuali;
  • 12-18 mesi: il bambino inizia a produrre le prime parole fino ad un vocabolario di 50 termini attribuendone ora il giusto significato: ad esempio, sa che dicendo mamma richiamerà sua madre. Questo periodo segna il passaggio dallo stadio prelinguistico gestuale a quello puramente linguistico. I primi termini sono legati alle figure di riferimento (mamma, papà) o ad attività ritualizzate (pappa, nanna). Generalmente i primi suoni acquisiti sono quelli nasali (/m/, /n/) e occlusivi (/p/, /b/, /t/, /d/) perché sono più facili da formare da un punto di vista articolatorio;
  • 18-24 mesi: il repertorio delle parole si amplia progressivamente portando ad un’esplosione del vocabolario (circa 300 parole a 24 mesi). La crescita del lessico permette l’avvio dello sviluppo grammaticale del linguaggio, cioè la capacità di combinare le parole per costruire la frase.

Sviluppo grammaticale

  • Fase pre- sintattica 19-24 mesi: il bambino inizia ad emettere frasi costituite da parole singole in successione;
  • Fase telegrafica 24-30: le parole in successione si riducono lasciando spazio ad enunciati semplici in cui, però, sono ancora omesse le categorie funzionali (preposizioni, articoli, pronomi etc);
  • Fase grammaticale 30-36 mesi: gli enunciati sono sempre più lunghi e complessi, organizzati secondo le regole grammaticali (compaiono gli articoli, i funtori temporali e causali etc).

Lo sviluppo grammaticale può considerarsi evolutivamente compiuto in età scolare mentre l’espansione del vocabolario rimane in permanente evoluzione durante tutto l’arco della vita.

Sviluppo del linguaggio nei bambini: quando preoccuparsi?

È importante tenere presente che il modello descritto rappresenta un’indicazione generale dello sviluppo del linguaggio che può servire ai genitori per monitorare la maturazione linguistica del piccolo, senza preoccuparsi eccessivamente nel caso si notasse qualche piccola differenza.

Ma quali possono essere i fattori di rischio che possono far sospettare di un ritardo del linguaggio nel bambino? Quando bisogna preoccuparsi? Quali strategie possiamo mettere in atto per favorire il suo linguaggio?

In caso di dubbi, è possibile contattare direttamente via chat la dr.ssa Giovanna Ienco, specialista in logopedia, per avere delle risposte.