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Storia della clonazione

storia della clonazione

Quando si parla di clonazione sono i timori e le preoccupazioni a prendere il sopravvento tra chi non è sufficientemente informato sull'argomento. Eppure, la clonazione è stata una delle grandi conquiste della ricerca medica degli ultimi decenni. Ma forse la possibilità di manipolare geni, cellule, DNA spaventa molti, memori di raffigurazioni mitiche e letterarie (come Frankenstein, ad esempio) che mettevano in guardia dalla 'creazione oltre-natura'.

La parola 'clonazione' deriva dal termine greco klon, che vuol dire ramoscello o germoglio. La storia della clonazione in medicina ha inizio solo qualche decennio fa intorno al 1938, quando il medico nazista Hans Spemann si propose di estrarre il Nucleo da un ovocita e inserirne un altro per verificare la capacità del nucleo di una cellula già differenziata di ricominciare da capo la differenziazione cellulare. Purtroppo, gli esperimenti non andarono a buon fine per l'esiguità e l'inadeguatezza degli strumenti a sua disposizione, ma diffusero curiosità scientifica sull'argomento.

Nel 1952, infatti, due ricercatori inglesi, Briggs e King, riuscirono a portare a termine l'esperimento rimasto incompiuto da Spemann, clonando delle rane. Essi scelsero questi animali perché erano quelli che meglio si prestavano all'esigenza di seguire passo per passo l'esperimento, in quanto producono circa 2000 ovuli ad ogni ovulazione e sviluppano gli embrioni all'esterno del loro corpo, negli stagni.

Così, Briggs e King prelevarono una Cellula dalla blastula di una rana leopardo e la inserirono in un ovocita enucleato. Circa il 60% dei nuclei trasferiti produssero dei girini, che però non oltrepassarono questo stadio, mentre, prelevando nuclei di cellule ad una più alta differenziazione, la riuscita diminuiva drasticamente.

Un altro passo avanti fu compiuto nel 1962 con J. Gurdon che partì proprio dagli esperimenti di Briggs e King, ma scelse un altro tipo di rana prelevando cellule dall'intestino di un girino. I nuclei trasferiti furono ben più di 700 ma soltanto 10 di essi riuscirono a raggiungere lo stadio di girino, mentre con il trapianto in serie riuscì ad ottenere un risultato pari a circa il 7% e di questi girini 7 riuscirono ad arrivare perfino allo stadio di femmine adulte e fertili.

Nel 1981 si cercò di andare oltre, provando a clonare dei mammiferi; Illmensee e Hoope tentano di trasferire dei nuclei di blastocisti di topi in cellule uovo private di nucleo ed affermano di aver così prodotto dei topolini, ma purtroppo nessun ricercatore del tempo riescì a replicare l'esperimento (condizione essenziale per dimostrare la sua veridicità) e quindi i finanziamenti vennero bloccati e l'intera équipe sciolta. Questo esperimento gettava comunque le basi per ulteriori sviluppi.

È il 1997 l'anno della svolta. In quest'anno, infatti, nasce Dolly, la pecora più famosa del mondo, il primo mammifero clonato a raggiungere l'età adulta e, soprattutto, nata prelevando cellule somatiche da un animale adulto e quindi completamente differenziate. I nuclei trasferiti furono 277; di questi soltanto 29 arrivarono allo stadio di Morula e di blastocisti e furono impiantati negli uteri di 13 pecore adulte. Dolly fu l'unica che arrivò a completare lo sviluppo e a vedere la luce.

L'anno successivo, il 1998, vide invece una scoperta importantissima, quella delle cellule staminali, cellule embrionali assolutamente indifferenziate che potrebbero aprire la strada alla creazione in laboratorio di organi e tessuti per la riparazione di quelli danneggiati. Nello stesso anno, un gruppo di ricerca dell'Università di Seul guidato da Lee Po Yon affermò di essere riuscito a clonare l'uomo.

L'esperimento, che però non ha mai visto la pubblicazione su riviste del settore, era stato interrotto quando l'embrione era formato da 4 cellule perché la legge proibiva la clonazione umana.

10/07/2017
14/03/2013
TAG: Genetica medica