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20-08-2016

Attacchi di panico ed esaurimento nervoso

Buonasera, Vi scrivo perché sono molto preoccupata per il mio compagno e, non sapendo a chi rivolgermi, comincio da qui. F. , così chiamerò il mio compagno, è un uomo di 47 anni che è sempre stato allegro, con le spalle larghe, pieno di vita anche dopo tutti i problemi che ha dovuto affrontare. Questi problemi iniziano un decennio fa quando, dopo varie "amarezze" e tradimenti della ex moglie, decidono di divorziare. Per lui è stato uno shock, ma con un terapeuta è riuscito a superare quasi tutto poiché il terapeuta mi ha comunque detto che la depressione, purtroppo, avrebbe dovuto continuare a curarla. F. è un medico, un ginecologo per la precisione. Da un anno a questa parte lui non è più lo stesso: depressione a parte (prende anche un tipo di pillole che purtroppo non so come si chiamino), ha attacchi di ansia, non dorme, scalcia ripetutamente durante la notte poiché dice di avvertire forti scosse nel polpaccio, ha rabbia nei confronti di chi gli sta accanto, è spesso confuso e sembra indifeso. Qualche mese fa la madre ha cominciato a manifestare i primi sintomi dell' Alzheimer e ora non ricorda quasi più nulla. Lui l'ha presa molto male e cerca di starle sempre accanto e dato che non può più stare da sola vive con lei 5 giorni su 7 ma io vedo che sta letteralmente crollando. Non riesce a lavorare con concentrazione e serenità e lui non lo vuole ammettere e, se voi davvero potete capire, per far nascere un bambino di serenità e professionalità ce ne vogliono. Vorrei portarlo al pronto soccorso domani perché non so davvero a chi rivolgermi. Sbaglio? Vorrei far si che possa ritornare a casa e stare tranquillo, anche con una cura da fare, ma che possa tornare sereno soprattutto a lavoro. Scusate se non sì capisce molto bene ciò che ho scritto ma sono molto preoccupata.
Risposta
Carissima, la mossa di andare al pronto soccorso la sconsiglio vivamente, se è già come lei scrive arrabbiato con chi gli sta intorno, lo diventerà ancor di più ma, questa volta a ragione. Cerchi di rintracciare il collega che lo ha curato in precedenza, chieda un suo intervento diretto su F. È l'unica strategia possiile, far si che il professionista che lo ha già avuto in cura riprenda le fila della terapia interrotta. Probabilmente F. non ne vorrà sapere ma se lei illustra bene al collega la situazione, sarà lui ad intervenire e farlo desistere sul fatto che la terapia è necessaria.
Con cordialità
Rosalba Trabalzini - psichiatra
TAG: Malattie psichiatriche | Psichiatria | Psicologia | Salute mentale | Terapie
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