17-04-2018

Cambio di personalità

è possibile che un ragazzo di 18 anni che prima era sempre stato un adolescente "normale" , improvvisamente cambi completamente il suo modo di fare e il rapporti coni il mondo esterno? si è allontanato dagli amici e gradualmente anche dalla famiglia, ha abbandonato gli studi perchè non riusciva più ad ottenere risultati. ora a 23 anni vive solo e non frequenta nessuno, non è sui social e non ha televisione. Ovviamente in questi anni ha rifiutato qualsiasi aiuto , soprattutto l'idea di rivolgersi ad uno psicologo, e continua a vivere nel suo mondo facendo scelte spesso oggettivamente insensate che gli portano svantaggi anche nella vita quotidiana. Io vorrei chiedere se è possibile che ci possa essere anche un fattore di origine fisica e non solo psicologica che giustifichi il suo cambiamento e il perseverare irragionevole nel fare scelte che devo ammettere nessuna persona di buon senso che io conosca ha mai approvato. Sto cercando di capire cosa abbia mio figlio. Se qualcuno mi può aiutare , vi ringrazio infinitamente.

Risposta di:
Dr. Emanuele De Vietro
Specialista in Psichiatria e Psicologia ad indirizzo medico
Risposta

Salve,

suo figlio potrebbe avere la sindrome di hikikomori. L’hikikomori è un meccanismo di difesa messo in atto come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale tipiche delle società capitalistiche economicamente più sviluppate. L’hikikomori è il frutto di una società che esercita sui ragazzi una serie di pressioni che vanno dai buoni voti scolastici, alla realizzazione personale, alla bellezza fino alla moda. Ragazzi e ragazze si trovano così a dover colmare virtualmente il gap che si viene a creare tra la realtà e le aspettative di genitori, insegnanti e coetanei. Quando questo gap diventa troppo grande si sperimentano sentimenti di impotenza, perdita di controllo e di fallimento.

A loro volta questi sentimenti negativi possono portare ad un atteggiamento di rifiuto verso quelle che sono le fonti di tali aspettative sociali. E siccome queste fonti sono rappresentate, come detto, dai genitori, dagli insegnanti, dai coetanei e, più in generale dalla società, il ragazzo tenderà spontaneamente ad allontanarsene e a rifugiarsi nella propria camera dove è immune al sentimento della vergogna. È possibile aiutare qualcuno che non vuole essere aiutato? La risposta è sì. Sbagliato però sottoporre i ragazzi a una terapia tradizionale – ammesso che i diretti interessati vogliano farlo -. Oggi ci sono pochi terapeuti ben formati sul problema. I medici non conoscono il fenomeno, non sanno da dove iniziare e tendono a inquadrarlo nelle categorie classiche: fobia sociale, disturbo della personalità, depressione. L’approccio giusto, invece, è diverso e richiede il coinvolgimento dei entrambi i genitori.

Spesso accade che solo la mamma si renda disponibile. La buona riuscita della terapia dipende anche dal papà. Si rivolga a uno specialista psicoterapeuta cognitivo comportamentale esperto in queste tematiche adolescenziali che saprà consigliarla nel modo più corretto.

Saluti

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