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Personalità narcisista: l'altra faccia della Sindrome di Stoccolma

personalita narcisista l altra faccia della sindrome di stoccolma
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia

Dottoressa Aloi, si assiste sempre più a fatti in cui danni morali e materiali sono perpetrati su donne da parte di uomini violenti e crudeli. Perché questo avviene? In particolare vorremmo che lei ci ampliasse la comprensione del fenomeno a partire dalla cosiddetta “Sindrome di Stoccolma”, in cui pare che la vittima sia attratta dal carnefice in quanto essenzialmente donna debole.


Non credo di arrecare danno alla questione, anzi!, se mi  permetto di ribaltare la domanda  e di trasformarla in : Quando il carnefice attrae la sua vittima e di parlare del fenomeno “Sindrome di Stoccolma” in altri termini. In termini che riportino a quello stato psicopatologico così spesso male interpretato e – sopratutto, fatto molto più grave – così male riconosciuto: la psicopatia, e in questo caso, lo psicopatico.Certo, è innegabile, esistono donne cosiddette ”deboli” che si innamorano del grande superuomo simpatico, seduttore, lusinghiero che le fa sentire regine o niente niente “fortunate” per così tale stupendo incontro. Regine per accaparrarle e renderle vittime in fretta e possibilmente disposte e farsi, ancora a loro insaputa, logorare nell'anima e nella mente. Uomini senza nessun valore se non quello – che certamente “valore” non è -   di far volutamente male all'altro.

Magari le suddette donne “deboli” (mi permetto le virgolette per rispetto della debolezza della donna, che realmente esiste in tanti, tantissimi casi) sono contente, se non fiere, di essere in mano di un carnefice, ma questa è tutta una storia da trattare differentemente sulla dipendenza della donna.
Non di questo si parla, o si dovrebbe parlare, nella Sindrome di Stoccolma : è della malattia dell'uomo che occorre o occorrerebbe discutere (appunto, la psicopatia , malattia capace di mettere in ginocchio morale e psicologico a Stoccolma come a Canicattì.
 
Quindi, secondo Lei, non è la  debolezza attribuita alla donna che rende possibile l'efferatezza dell'uomo della quale la donna se ne può pure innamorare?
No, una donna non è attratta da nessun carnefice per i motivi almeno quelli di facile  pregiudizio – al massimo, è attratta dalla freudiana pulsione di vita che la mette, per fortuna, in condizione di resistere fino a quando la situazione non salterà per aria e – siamone certi – la situazione salterà per aria.
Si ritiene che vi sia riconoscenza e gratitudine e, sì, ci può stare, ma vorrei vedere chiunque, davanti allo spettro della morte e del non sapere che fine le sarà riservata se questa donna non fosse grata a se stessa, non già al carnefice,  di essere ancora un  giorno in più, lì,viva, grazie alla pulsione di vita e di resistenza psicologica, seppur accanto e prigioniera del suo sequestratore (qualunque cosa si voglia intendere con questo termine “sequestratore”).
La donna può “scegliere” di cedere alla seduzione furbesca e maligna del suo “uomo” e non rendersi conto di quale guaio passerà se solo gli dirà un sì.
 
È l'ottica della specificità dell'attrazione che occorre – e in fretta – modificare: è il carnefice-psicopatico che attrae  la sua vittima: la sceglie con cura, la osserva e la adesca. Naturalmente, il carnefice-psicopatico è intelligente, fascinoso e – senza ombra di dubbio -  narcisista, ovvero: piacevole, gentile, generoso, amabile, seducente e seduttore e appunto … attraente.
 
Dunque...ribaltamento dei ruoli. È l'uomo che attrae?
Certo, è l'uomo che ho appena descritto; e un uomo così potrà mai scegliere una donna debole o fragile o che non gli sappia tenere testa? Mai,  certo che no! Dove è la sfida, la montata di  adrenalina per la lotta nell'annientarla, nel renderla straccetto dei suoi  piedi?
Sceglie donne colte, in gamba, tenaci, con testa e determinazione e se le povere, per motivi loro, non si accorgono che il loro lui non è compagno-di-qualità, saranno destinata ad essere vittima sacrificale molto in fretta. Fintanto che, da donna acuta qual è,  se ne accorgerà e scapperà a gambe levate.
 
In molti casi succede. Ma non sempre, come rilevano i molti casi di cronaca
Non è così facile e semplice come possa sembrare: la Sua domanda chiede che si parli del contrario, ossia di quelle donne che restano impigliate: per favore, chiunque conosca una donna distrutta da un carnefice-psicopatico, la porti via, la esorti a fuggire, a non credere più a babbo natale.
Che scappi di gran carriera  anche se a pezzi e distrutta!!  Si curerà, certo che deve curarsi, e ritornerà in lei, la donna che era prima di essere adescata e distrutta. La differenza sarà nelle ferite, ma quelle insegnano e ricordano e poi.... guariscono o si attenuano. E proviamo invece sincera e affettuosa pietà per tutte coloro che definite “deboli” non ce la fanno a capire la verità e a mettersi al riparo.
 
Quindi, ripeto riprendendo la Sua domanda di prima: se non è la donna che si mette in condizione di attrarsi al suo carnefice, ma è il carnefice che attrae la “sua donna”, purtroppo – come dicevo prima – esistono ancora le donne che sì, si lasciano attrarre e ci restano, nell'attrazione, come ipnotizzate passando magari un'intera vita da schiave, grate a colui che pensano essere l'uomo della loro vita e che magari ingenuamente e sinceramente amano, nonostante succubi di essere maltrattate, umiliate, tradite, annientate.
 
Che Donne sono, in che consiste la loro debolezza?
Dovremmo  parlare di donne con Personalità patologica, di un Sé per cui non possono-sanno far altro che dipendere, credendo all'utero fatato che le belle maniere (soventi, concrete e subdole) le rendano felici, perché: "che vuoi.... la vita è fatta di alti e bassi e se qualche volta ti tradisce o ti tratta male...ci sta…il mondo gira così."
 
No, il mondo non gira così. Il mondo deve girare nel rispetto e nella reciprocità, nella fedeltà e nella lealtà e non c'è battaglia più seria da combattere per sterminare il bello, grande, generoso, narciso, impostore, traditore, vigliacco, meschino, abietto che si chiama psicopatico.
Ad onor del vero, dell'onestà intellettuale, della correttezza concettuale e clinica, la battaglia non è contro l'uomo, perché anch'esso è vittima di se stesso: la battaglia è contro la malattia, difficilissima da diagnosticare e da curare (perché camaleontica) – ma non è impossibile.
La clinica lo può fare, lo sa fare. La violazione morale è reato che difficilmente porta  in cella; è su lettini psicoanalitici e stanze protette di psicoterapie che deve portare.
 
Qual è la sua consclusione, dunque? 
Una certamente di speranza:  che  Stoccolma elargisca solo Premi Nobel per meriti all'Umanità e non sia più famosa anche per uno scempio commesso dallo scoppio della salute mentale. E una di precisazione, a parer mio doverosa: non affermo in nessun modo che la psicopatia sia solamente ad appannaggio maschile. Non possiedo statistiche di genere al riguardo, pur essendomi documentata. L'unico dato che posso fornire è che la Psicopatia sia ritenuta più diffusa (ripeto, diffusa, non altro) tra gli uomini. E comunque, indipendentemente dalla Sindrome di Stoccolma, esiste la violenza delle donne sugli uomini: esso è un fenomeno certo e altrettanto preoccupante di quello contrario.
In fondo, mitologia, letteratura, filmografia non ci fanno certo mancare materiale per documentarci su entrambe le patologie, senza ricorrere a veri e propri manuali da addetti ai lavori.

28/03/2017
04/07/2016
TAG: Psichiatria | Salute femminile | Psicoterapia | Interviste | Salute mentale | Malattie psichiatriche | Terapie | Psicologia
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia