24-01-2017

Cancro ai polmoni

Salve, scrivo per chiedere un consulto su un caso di cancro ai polmoni di un mio parente, purtroppo deceduto per questa patologia questo mese, per chiedere delle informazioni su questa malattia. Premetto che preferirei mi venisse detta da chi eventualmente risponderà la reale verità; nel caso che sto per esporre i medici che se ne occuparono dissero essere un caso curabile mentre poi si è scoperto essere quello di un malato terminale.
Si tratta di mia madre, che da novembre dello scorso anno presentava voce rauca, non ne volle sentire di farsi visitare, finchè intorno a metà di luglio di quest'anno è andata dal medico perché nell'ultima settimana stava male. È stata portata in ospedale, dove da radiografia risultò un versamento pleurico al polmone sinistro da cui furono poi aspirati due litri di liquido. In questo liquido vi erano cellule tumorali e la tac effettuata rivelò la presenza di un tumore che era già andato al cervello con 8 noduli, oltre al mediastino e ai linfonodi.
I medici a cui mio padre si rivolse dissero che si poteva curare, ma le fecero fare una biopsia a inizio agosto che si è poi scoperto che ha fatto camminare la malattia più velocemente, promisero un ricovero nei giorni in cui poi è morta per fare poi ulteriori accertamenti, ma la abbiamo dovuta portare in un altro ospedale, perché sputava sangue, dove poi è morta.

Sia chiaro, io avevo letto i referti e avevo capito che non c'era niente da fare, pensavo mio padre lo sapesse, e invece quando poi stava morendo mi sono reso conto che i referti non li aveva letti, si era fidato a quanto detto dai medici, chemioterapia e radioterapia non ne aveva iniziato, si sono inventati che il campione della biopsia era stato mandato in un laboratorio ma ho scoperto neppure esisteva.
Tralascio il comportamento dei medici, capisco che non avessero il coraggio di dire la verità, ma prendere in giro fino alla fine anche i parenti non è giusto, dicendo che non avevano dimesso nessuno e non c'era posto per lei, per poco non ci è morta in casa, io non ho voluto dire niente con mio padre per non farlo star male ma poi ho capito che non sapeva nulla. Quello che però chiedo è una cosa, a chi è del campo: si trattava di un adenocarcinoma di una non fumatrice, da quanto ho capito presentava esito mutazionale EGFR e ALK non trasclocato, morta a 57 anni. Quanto passa da quando la malattia ha inizio alla morte? Sicuramente, non essendo un medico, ho capito che a un anno esatto da oggi, la malattia era già presente. Grazie per la disponibilità.

Risposta di:
Dr. Mirco Bindi
Specialista in Nutrizione e Scienze dell'alimentazione e Oncologia
Risposta

Gentile Signore, Il caso che Lei racconta è triste. È triste per la perdita di una persona amata, è triste per il fatto che è morta prematuramente togliendola dall'affetto dei suoi cari ed è triste perché la medicina non ha funzionato. Le parole di condoglianze sono inutili quando il dolore della perdita di una persona cara è alimentato dai dubbi sulla accuratezza delle cure.
Da quello che Lei racconta Sua madre in brevissimo tempo dopo la toracentesi (che doveva servire a farla stare meglio) è rapidamente peggiorata in pochi giorni. Il ricovero programmato non è avvenuto per un susseguirsi di eventi drammatici come il sanguinamento e l'exitus. Un adeno-carcinoma polmonare non è frequente nei fumatori. Le sue cause sono diverse. Il fumo non c'entra se non come ultima scusa.

La causa primaria dei tumori è l'alimentazione che agevola altri fattori a trasformare una cellula sana in una maligna. Ci vogliono anni perché il cancro si manifesti. Nella maggioranza dei casi dal momento della diagnosi a quello delle cure passa poco tempo, ma per altre persone la malattia lavora in modo subdolo distruggendo i tessuti sani senza sintomi importanti. Ci sono persone che scompaiono in pochi giorni e non c'è niente da fare. Anche i medici più preparati di fronte a questi casi è facile che sbagliano. La prognosi, cioè la valutazione della sopravvivenza, è un dato statistico che mai corrisponde alla singola persona. Questo è stato il caso di sua madre. Inoltre di fronte ad una malattia comunque sempre grave, forse è stato usato un atteggiamento paternalistico per offrire tranquillità e speranza ai familiari. Suo padre ha creduto a quelle parole, mentre Lei le ricorda in continuazione e sono un rimorso di una verità non spiegata e non compresa. Lei conosce fatti e parole per cui è l'unico che può valutare quello che è successo. Quello che si può dire è che la realtà non si cambia. Sua madre non c'è più, il suo corpo se n'è andato come pure le sue amate parole. Questo è quello che deve rimanere di sua madre. Dia spazio all'amore che era tra voi e minimizzi il dispiacere e la incomprensione della gente. Vedrà nuovamente sua madre sorridente e Lei certamente sarà più sereno. Mi scusi se non sono riuscito a rispondere alla sua difficile domanda. Cordiali saluti

TAG: Oncologia | Polmoni e bronchi | Tumori
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