Prevenzione del tumore ai polmoni

prevenzione del tumore ai polmoni
Scritto da:
Dr. Marco Baronirank army star badge orange
Specialista in Medicina interna e Pneumologia

Il solo sentirne parlare mette terrore. Il tumore ai polmoni, questo “big killer”, rappresenta a livello mondiale la prima causa di morte per cancro nel mondo e che solo in Italia provoca 35.000 decessi all'anno, 100 al giorno.

Il tumore ai polmoni è malattia subdola, a volte impiega decenni per manifestarsi ed è per questo che si parla di “lunga notte”. È l'espressione con cui noi pneumologi definiamo questa lunghissima fase di sviluppo. Da una parte questo costituisce un vantaggio in quanto ci dà la possibilità di intervenire “in tempo”; dall'altra, data la possibile mancanza o scarsità di sintomi, la diagnosi rischia di essere un “fulmine a ciel sereno”: un colpo di tosse con un po' di sangue, un dolore al petto o alla spalla che non passa, una febbre misteriosa o una lastra eseguita per altri motivi con il referto che riporta le terribili parole. A dire la verità, nella mia esperienza ho avuto anche il piacevole compito di smentire diagnosi disperate fatte da radiologi forse un po' pessimisti.

Quali sono le cause

Le cause principali sono due: fumo e inquinamento (anche su base lavorativa). Non sono le sole però, in particolare per alcune tipologie istologiche. Ma sono quelle sulle quali possiamo intervenire con la prevenzione. Per esempio, per quanto riguarda il fumo, si può continuare nella lotta mediatica al tabagismo, convincendo la maggior parte della popolazione dei rischi gravi che si corrono continuando o iniziando a fumare.
Nel caso dell'inquinamento, invece, si dovrebbe agire a livello sociopolitico per ottenere programmi di miglioramento della qualità dell'aria soprattutto nelle grandi città.

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Il fumo danneggia il cuore e le arterie, aumentando il rischio di patologie cardiovascolari anche gravi. Smettere di fumare allunga la vita.

Prevenzione primaria e secondaria del tumore ai polmoni

Ma il singolo cosa può fare per affrontare questa terribile malattia? Oltre a non fumare come già detto, deve cercare di mantenere uno stile di vita il più sano possibile dal punto di vista dell'alimentazione per mantenere alto il potere antiossidante del nostro sistema immunitario. Questi sono comportamenti che rientrano nella prevenzione primaria.

La prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce, come in generale per tutte le malattie a grande impatto sociale, è compito prevalente delle istituzioni sanitarie, ma il singolo non deve accontentarsi di rispondere a un appello: deve prendere iniziative individuali.

Le campagne di prevenzione possono essere promosse o per iniziativa del Ministero della Salute o da associazioni scientifiche o assistenziali, per esempio nel caso dei tumori della mammella e del colon-retto. In alcuni casi sono frutto di ricerche sul campo da parte di ambienti di ricerca medica con finalità specifiche, in genere per testare l'efficacia di farmaci o di stili di vita sia salutari sia considerati nocivi, in particolare la dieta e l'alimentazione nel primo caso, il fumo nel secondo.

Quali controlli fare per prevenire il tumore ai polmoni

Per quanto riguarda il tumore polmonare, molto è stato fatto nei decenni passati. Attualmente l'attenzione generale su questa temibilissima forma di cancro è un po' diminuita. Forse perché molto è già stato detto e la tecnologia di imaging ha raggiunto livelli probabilmente insuperabili. Le tecniche di broncoscopia sono anch'esse al top. È come se gli sforzi incentrati sugli aspetti di diagnosi e terapia chirurgica avessero prodotto ormai il massimo possibile e ci si debba quindi concentrare sulla diagnosi precoce e sulla terapia medica (neoadiuvante la chirurgia o meno).

La prevenzione secondaria, lo abbiamo detto, è materia prevalentemente politica e di sensibilità sociale in quanto dipendono da scelte generali del Paese (inquinamento, campagne antifumo, ecc.) Quello che noi (medici e non) possiamo già da oggi fare è insistere sul concetto di programmazione individuale dei controlli, senza ossessioni ma con metodo. Se, poi, nella propria famiglia ci sono già stati casi di tumore, dopo i 50 anni una radiografia polmonare o, ancora meglio, una TAC a basse dosi, ripetuta ogni 5 anni, può fare il miracolo di sorprenderlo agli inizi e dunque quando probabilmente è ancora guaribile.

Recentemente è stato introdotto anche un test genetico, il Mir-Test, che può indirizzare meglio la diagnosi precoce, ma richiede “saldezza di nervi” in quanto ci pone nella non facile situazione dell'incertezza del futuro.

In conclusione, è ragionevole non affidare la nostra lotta al tumore al caso o condizionati dalla paura ma bisogna affrontare il rischio di dover combattere in posizione di vantaggio, se possibile aiutati in questo da un medico esperto e soprattutto rassicurante.

Per approfondire guarda anche: “Cancro al polmone“

08/02/2018
10/04/2017
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