Logo Paginemediche
  • Programmi
  • Visite
  • Salute A-Z
  • Chi siamo
  • MediciMedici
  • AziendeAziende
L’ESPERTO RISPONDE

Concordo con i curanti

Salve, a mia mamma di anni 69 è stato diagnosticato un adenocarcinoma del colon con secondarietà epatiche. La TAC nel dettaglio ha evidenziato al sigma medio ispessimento parietale concentrico a margini irregolari da infiltrazione del tessuto adiposo limitrofo e grossolane formazioni linfonodali in sede craniale nel contesto del mesosigma; tali reperti sono riferibili a lesione eteroformativa. In sede epatica si apprezzano multiple formazioni ipodense in fase basale con lento e progressivo enhancement come da lesioni ipovascolarizzate che causano parziale sovvertimento parenchimale, la maggiore al V-VI segmento di cm 5,6. Grossolana formazione a densitometria disomogenea anteriormente al Carrefour aortico di cm 3,5 per estensione CC di 5,6 cm da riferire a linfoadenomegalia, linfoadenomegalia paraortica sinistra-sottorenale di 1,9 cm ed ulteriori di piccole dimensioni in sede intercavo-aortica e iliaca interna bilateralmente.Inizialmente si prospettava l'idea di intervenire chirurgicamente e ci era stato consigliato di rivolgerci al Mauriziano di Torino; in un secondo momento ci è stato spiegato che la situazione è oramai notevolmente compromessa e pertanto le inizieranno chemioterapia con folfiri a cui verrà aggiunto Bevacizumab dopo consulenza neurochirurgica (la TAC ha avidenziato anche un anuerisma cerebrale di 0,6 cm). Vorrei quindi chiedere se la possibilità di intervenire chirurgicamente è anche secondo voi così remota. Grazie mille
Risposta del medico
Dr. Piero Gaglia
Dr. Piero Gaglia
Specialista in Chirurgia generale e Oncologia

 Un intervento per un carcinoma del colo-retto, che abbia gia' dato metastasi a distanza non operabili, non migliora la sopravvivenza del paziente. Anzi talora la riduce, perche' la diminizione delle difese immunitarie secondaria a ogni trauma (intervento chirurgico compreso) puo' accelerare la crescita delle metastasi stesse.

In linea di massima si interviene, a scopo palliativo, sul tumore primitivo quanto questo da' sintomi: sanguinamento (che pero' non quasi mai severo da non essere contollabile con trasfusioni), occlusione instinale (che pero' puo' essere spesso risolta con un trattamento endoscopico), dolori non controllabili dalla terapia antalgica.

La speranza e' che la chemioterapia dia una risposta ottimale e, caso non del tutto eccezionale, le lesioni epatiche rientrino nei limiti dell'operabilita'. Allora l'indicazione all'intervento puo' essere modificata.

dott. Piero Gaglia

e-mail per contatti diretti: piero.gaglia@libero.it

Risposto il: 11 Ottobre 2013
Unisciti ad una community di oltre 50mila persone per ricevere sconti esclusivi e consigli di salute dai nostri esperti.
Ho letto l'Informativa sulla Privacy e acconsento al trattamento dei miei dati personali
Unisciti ad una community di oltre 50mila persone per ricevere sconti esclusivi e consigli di salute dai nostri esperti.
Ho letto l'Informativa sulla Privacy e acconsento al trattamento dei miei dati personali