06-04-2004

Dall'angina pectoris sotto sforzo si può guarire?

Dall'Angina Pectoris sotto sforzo si può guarire?
Redazione Paginemediche
Risposta di:
Redazione Paginemediche
Risposta
L’angina pectoris è, nella sua forma più tipica, un dolore precordiale di tipo costrittivo irradiato al braccio sinistro, o ad ambedue le braccia, e ad collo causato da una riduzione del calibro delle coronarie (arterie che portano il sangue e quindi l’ossigeno al cuore). In presenza di una tale condizione il sangue che arriva a nutrire il muscolo cardiaco è sufficiente in condizioni di riposo; quando invece si compie uno sforzo anche il cuore deve lavorare di più per portare più sangue ai muscoli implicati nello sforzo e le cellule che compongono la sua parete necessitano loro pure di un maggior apporto di sangue (e quindi di nutrimento) attraverso le coronarie; se queste hanno un calibro ridotto tale adeguamento può non essere sufficiente: le cellule muscolari cardiache entrano allora in sofferenza e generano quel tipico dolore che viene chiamato angina pectoris. Oggi esistono numerose modalità per controllare l’angina:
  • farmaci (che non sto ad elencare);
  • interventi che ovviano ai “restringimenti” coronarici per via chirurgica (by pass aorto-coronarico) o attraverso cateterismo transcutaneo delle coronarie (PTCA).
Tramite questi si può fare in modo che l’angina non si manifesti più, ma questo non vuol dire essere guariti completamente. La riduzione di calibro delle coronarie (stenosi coronarica o aterosclerosi coronarica), causa prima del sintomo angina, è una malattia cronica che tende a peggiorare con l’età in quasi tutti i soggetti e particolarmente in quegli individui che ne hanno una predisposizione per l’esistenza di particolari fattori di rischio. Di questi alcuni sono ineliminabili come l’età appunto, il sesso (maschile), la famigliarità; altri sono modificabili, come la dislipidemia (ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia), il fumo, l’obesità, una vita troppo sedentaria, lo stress, la coesistenza di ipertensione arteriosa o di diabete. E’ su questi ultimi fattori che bisogna agire (eliminandoli o riducendone la gravità) per impedire che a lungo andare essi comunque compromettano l’efficienza delle nostre coronarie anche una volta che specifici interventi con farmaci o con procedure di riapertura delle coronarie abbiano portato anche ad un completo controllo dell’angina pectoris. Cambiamenti comportamentali (dieta, attività fisica ben individualizzata, ecc) e/o specifici approcci farmacologici possono esserci di grande aiuto nell’evitare la progressione della malattia coronarica e tutte le sue gravi conseguenze (oltre all’angina, l’infarto e lo scompenso cardiaco).
TAG: Cuore | Malattie dell'apparato cardiovascolare
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