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19-01-2004

Gentili signori, vi disturbo ancora una volta.

Gentili Signori, Vi disturbo ancora una volta. Dopo che mia madre è stata sottoposta ad ogni sorta aver di analisi di rito (biopsie del contenuto della formazione e del bordo della stessa, risonanza magnetica e TAC con contrasto), dopo aver sciolto ogni dubbio diagnostico (dapprima si credeva un ascesso epatico) ed aver fatto svariati consulti medici, si è arrivato alla dignosi di colangiocarcinoma. Il medico che sta seguendo il caso, ci ha detto che, comunque sia, la formazione è ben chiusa, non ha attaccato nessun vaso e che mia madre continua a non avere sintomi e che le analisi del sangue sono tutte nella norma, quindi un intervento chirurgico di resezione epatica, sarà risolutivo. Ha anche affermato che non sarà sottoposta né a chemioterapia né a radioterapia, in quanto il Colangiocarcinoma non è un tumore aggressivo. L'ultima TAC con contrasto effettuata ieri (15/1/03) non ha evidenziato linfonodi coinvolti nelle vicinanze ma ha confermato la diagnosi. Sarà operata presso il Policlinico Umberto I di Roma nella prossima settimana da un équipe che tratta principalmente la Chirurgia epatica (trapianti e quant'altro). La mia domanda riguarda appunto questo. E' vero che la chirurgia in questi casi è risolutiva? Che recidività può avere il colangiocarcinoma? So che il fegato si rigenera spontaneamente, in che misura e in che tempi? Che problemi possono sorgere dopo una asportazione parziale del fegato? Grazie come sempre.
Dr. Fegato.com
Risposta di:
Dr. Fegato.com
Risposta
L’intervento chirurgico in questo caso specifico è quanto di meglio si possa auspicare, in quanto dà la possibilità di eliminare completamente la patologia, con minimi esiti. Le possibilità di recidiva sono estremamente basse e, se non vi sono linfonodi coinvolti, non ci dovrebbe essere alcuna diffusione. Pertanto la chirurgia effettivamente può essere risolutiva. Il fegato che circonda la lesione e che non viene asportato è un fegato indenne da patologia, pertanto può assolvere a tutte le funzione che gli spettano anche se privato di una parte asportata dal chirurgo. Inoltre esso può rigenerare e sopperire a quella parte che è stata sottratta ripristinando in parte la condizione antecedente all’intervento. Quindi, nel caso in cui il soggetto presenti un fegato non malato, cioè non sia affetto da cirrosi epatica, l’asportazione di una parte di fegato non porta ad alcuna conseguenza. Infatti, sebbene sia una questione molto dibattuta, si prende in considerazione la possibilità di effetture dei trapianti di fegato usando dei donatori viventi, che offrono una parte del proprio fegato affinché possa essere impiantato in un malato con grave insufficienza epatica.
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Medicina interna
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