29-03-2004

Gentili signori, vi ho già scritto diverse volte

Gentili Signori, Vi ho già scritto diverse volte per porvi delle domanda riguardo al problema che affligge mia madre e colgo immediatamente l'occasione per ringraziarvi delle risposte inviatemi. Purtroppo la disavventura di mia mamma non si è anora conclusa. Piccolo riassunto: Novembre 2003, a seguito di una ecografia per il controllo di un calcolo alla colecisti, veniva individuata una massa di 9 cm vicino alla vena porta. Dopo numerosi esami, veniva diagnosticato un Colangiocarcinoma e veniva deciso di intervenire chirurgicamente. Nel mentre, uno scrupolo del chirurgo che avrebbe poi operato, mia mamma veniva sottoposta ad una pancreatografia retrogada. In questa sede venivano trovate delle formazioni nella papilla di Vater, che impedivano l'accesso della sonda. Ovviamente è stata fatta una biopsia. A seguito di quest'ultimo esame ed in attesa dell'esito istologico, il chirurgo è intervenuto ed ha effettuato una duodenocefalopancreosectomia ed una Resezione del fegato (4° e 5° segmento). Dopo un post operatorio di 7 giorni, mia mamma veniva rioperata per l'apertura di una fistola pancreatica. Tutto bene per i seguenti 15 giorni fino a quando non ha ceduto l'Anastomosi pancreatica provocando una grave emorragia interna, con fenomeni di melena ed emottisi (entrò in sala chirurgica con 6 di emoglobina). Si interveniva d'urgenza. Il chirurgo oltre a chiudere l'emorragia ha effettuato una ulteriore resezione del pancreas (la coda) ed una revisione totale dell'anastomosi pancreatica. In più ha ricontrollato il fegato. Nel frattempo è arrivato l'esame istologico. Trattasi NON di colangiocarcinoma ma di EPATOCARCINOMA (tra l'altro il chirurgo avvalorava l'ipotesi del colangiocarcinoma, in quanto la lesione del fegato si presentava di colore bianco, escludendo perciò l'epatocarcinoma), mentre le lesioni della papilla di Vater risultano una severa displasia. I linfonodi asportati non sono risultati interessati. Tutto questo mi dicono sia positivo, in quanto sono intervenuti in tempo ed in quanto la resezione epatica è stata fatta con ampio margine. Ora mia madre è ancora in terapia intensiva, la tengono in coma farmacologico in quanto ha bisogno della respirazione assistita (è intubata da una settimana). Ieri l'altro hanno detto che cuore, reni funzionano egregiamente, tranne un alto livello di ammonio nel sangue. Perciò hanno collegato un fegato bio-artificiale. La mia domanda è questa: la sofferenza epatica in questione (iperammoniemia) può derivare dal fatto che in due mesi e mezzo ha subito tre anestesie da circa 8 ore ciascuna? (mia mamma tra l'altro è fortemente allergica a molti farmaci). E' vero che l'iperammoniemia può causare danni cerebrali? E' una condizione reversibile? Il cedimento dell'anastomosi pancreatica può essere stato causato da cosa? Una imperizia chirurgica oppure? Scuste per la lungaggine e grazie in anticipo.

P.S. mia mamma è stata operata ed è tuttore degente al Policlinico Umberto Primo di Roma preso il centro trapianto di organi dove il Primario Prof. Berloco e tutto il personale (medici, specializzandi, Caposala, infermieri e portantini) si sono dimostrati disponibili, gentili, UMANI, professionali e (per quanto vedo io) competenti.
Dr. Fegato.com
Risposta di:
Dr. Fegato.com
Risposta
Il caso di sua madre è veramente complesso ed è affrontato, come lei stesso ammette, con grande professionalità e passione dai colleghi che la seguono. Per quanto riguarda la sua preoccupazione relativa al danno permanente da iperammoniemia, non ritengo che questa possa essere stata in grado di dterminare danni irreversibili all’encefalo. I pazienti cirrotici con valori elevati di ammoniemia non presentano danni irreversibili cerebrali come conseguenza dell’iperammoniemia, che è una condizione parzialmente reversibile. La causa della sofferenza epatica è difficile da poter identificare, anche perché vi possono essere più cause che interagiscono tra loro in mado da detrminare un effetto additivo, ma è improbabile che possano essere implicate le tre anestesie eseguite precedentemente. E’ indispensabile conoscere le condizioni del fegato prima di questi eventi morbosi, cioè se era presente o meno una malattia al fegato, magari misconosciuta. Infine, il cedimento dell’anastomosi pancreatica è purtroppo una complicanza non rara. L’intervento chirurgico di pancreatico-duodenectomia, anche nella moderna era chirurgica ed anche quando eseguito da operatori con molta esperienza, sfortunatamente può tuttora risultare in considerevole morbilità e mortalità postoperatoria. Il tasso di mortalità operatoria varia ampiamente tra il 2 e il 10%, mentre la percentuale di complicazioni è del 40%, le più comuni delle quali sono rappresentate dalla sindrome di ritardato svuotamento gastrico (19%), fistola pancreatica (14%), ed infezione della ferita (10%). Una percentuale di pazienti (3.5%) può richiedere un re-intervento nell’immediato post-operatorio, assai frequentemente per emorragia, ascesso o deiscenza, come sembra essere accaduto nel caso di sua madre.
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Medicina interna
er icon on white
Non hai trovato quello che cercavi?
Chiedi un consulto gratuito agli esperti di Paginemediche!