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01-02-2006

Ho 46 anni e periodicamente (con frequenza molto

Ho 46 anni e periodicamente (con frequenza molto variabile), sin dall’età di 19 anni, ho degli episodi di fibrillazione atriale. In alcuni anni le manifestazioni si sono ripetute più volte (fino ad un massimo di tre) mentre in altri non ho avuto alcun episodio (ad esempio, nel biennio 2004/2005 non ho mai avuto tale disturbo). In molti casi l’anomalia del ritmo si è manifestata dopo aver vissuto situazioni di Stress come, quando ero studente universitario, dopo aver sostenuto un esame o, in tempi più recenti, dopo una presentazione di un lavoro ad un congresso (svolgo un’attività di ricerca in campo scientifico). Tuttavia ricordo anche episodi senza alcuna “causa scatenante” e in situazioni di tutto riposo. In questi casi, alcune ore prima (in qualche caso anche giorni prima) che si manifestasse l’aritmia, avvertivo delle extrasistoli (non ho registrazioni di questi episodi) che si ripetevano con una certa frequenza. Accertamenti effettuati in anni recenti (ecodoppler, Holter) non hanno evidenziato anomalie. Non ho disturbi della tiroidea né soffro di ipertensione, non fumo e non consumo alcolici. Nel tempo, su consiglio di diversi cardiologi, questi episodi sono stati trattati farmacologicamente, sempre con buoni risultati, ottenendo un ritorno al ritmo sinusale in un arco di tempo dalle 3 alle 8 ore dall’assunzione orale del farmaco. In particolare negli ultimi anni, ho utilizzato in queste occasioni (e, in genere, per qualche giorno successivo all’episodio), sempre su consiglio medico, la flecainide con ottimi risultati. Tuttavia, il ripetersi di questi episodi, sia pure distanziati nel tempo, mi genera una certa Ansia. In sostanza, dopo una di queste manifestazioni, per un certo periodo, temo che si possa ripetere e che, la volta successiva, il farmaco potrebbe non essere efficace.
Gentilmente Le sarei grato se potesse dare delle risposte alle seguenti domande: 1) l’approccio terapeutico adottato in occasione del singolo episodio (ovvero, rinunciando ad una prevenzione farmacologia) è il più corretto in questo caso? 2) Quale tipo di evoluzione può avere questo disturbo? Quanto è elevata la probabilità che si possa instaurare una condizione di Fibrillazione atriale cronica? 3) Occorre sottoporsi ad altri tipi di accertamenti (quali?) al fine di chiarire meglio le cause di questa aritmia ed, eventualmente, adottare approcci terapeutici diversi. Grazie. i.
Redazione Paginemediche
Risposta di:
Redazione Paginemediche
1) si, credo che al momento sia un approccio ragionevole; 2) se il cuore – come sembra da quanto riferisce – è sano non dovrebbe esservi una evoluzione verso la cronicizzazione, ma vi sarà probabilmente sempre la possibilità di altri episodi parossistici; 3) una causa – in base alle conoscenze attuali – verosimilmente non è identificabile (si tratta delle cosiddette forme “idiopatiche”); una prova da sforzo – se non è mai stata fatta – potrebbe essere utile per capire se vi è una induzione da parte dello sforzo fisico, e se vi è alla base una coronaropatia, peraltro improbabile a giudicare dalla sua storia clinica.