14-03-2017

Interruzione della chemioterapia

A mio padre 68 anni, nel settembre 2016 è stato asportato un tumore al colon e n. 15 linfonodi di cui due interessati da cellule tumorali. Circa un mese dopo ha cominciato la chemioterapia da effettuarsi mediante flebo in ospedale e mediante pastiglie a casa. I cicli previsti erano otto ma arrivati al quinto ciclo non è riuscito ad andare oltre perché le piastrine erano molto basse e perché ha presentato segni di tossicità alle mani e ai piedi. Per questi motivi i medici hanno deciso di interrompere la cura.

Io ho alcune perplessità. Nella penultima seduta andata a vuoto a mio padre è stato dato il deltacortene per far risalire le piastrine ed effettivamente il medicinale ha funzionato perché le piastrine sono risalite. Ma il problema sta nei piedi che appaiono "spellati". Mio padre vive praticamente in campagna, indossa stivali e scarponi che non permettono la traspirazione dei piedi. Nessuno ci aveva detto che doveva indossare solo calze di cotone, tenere i piedi all'aria il più possibile ed utilizzare calzature traspiranti. Magari con qualche accorgimento in più, i piedi sarebbero stati più "sani" e lui avrebbe potuto continuare la terapia. È corretto interromperla in questo modo? Che cosa potrebbe comportare per lui? Preciso anche che a parte un po' di nausea quando faceva la chemio in pastiglie non ha lamentato nessun altro disturbo. I suoi medici non sono riusciti a tranquillizzarmi. Grazie per quanto potrete dirmi.

Risposta di:
Dr. Mirco BindiDottore Premium
Specialista in Nutrizione e Scienze dell'alimentazione e Oncologia
Risposta

Gentile Signore. L'interruzione della chemioterapia per gli effetti tossici era doverosa da parte degli oncologi. Le piastrine sono risalite con il cortisone, mentre i piedi spellati creano dolore tale da limitare la deambulazione. Ogni farmaco antiblastico ha la sua specifica tossicità e nella domanda non sono specificati i nomi dei medicinali usati. Può essere una reazione cutanea alle mani e ai piedi con infiammazione e formazione di vesciche, come pure presenza di formicolii e sensazione di punture di aghi. In ambedue i casi la respirazione dei piedi e i calzini di cotone sono utili, ma servono quanto l'acqua santa. Se non si è instaurato un danno irreversibile neurologico, solo una alimentazione a base di micro e macro nutrienti può essere in grado di arrestare la progressione cronica delle lesioni e la invalidità alla deambulazione.

L'indicazione, che si può dare in un consulto on line, è di sospendere farmaci come il cortisone, tutti gli alimenti di origine animale (carne, latte uova e formaggi) e di iniziare una alimentazione vegetale in cui siano presenti almento 3 volte al giorno estratti (succhi) freschi di frutta (60%) e verdura (40%) biologica per un peso complessivo di 4 kilogrammi, alternati a frullati freschi per un peso complessivo di 1 kilogrammo. Questo regime alimentare permette la integrazione di tutte le vitamine e gli anti ossidanti naturali necessari a riparare il danno degli antiblastici, purché non sia irreversibile. Segua questa indicazione per tre mesi e, se fatta accuratamente, noterà anche il miglioramento degli altri parametri vitali. Le consiglio di cercare su internet ulteriori informazioni che parlano della Alimentazione nella Prevenzione del Cancro. Cordiali saluti

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