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07-02-2013

Necessita di intervento

Buongiorno, a mio padre di 69 anni dopo un infarto miocardico acuto a sede inferiore (Ramo: coronaria destra – entità 95% ) trattato con angioplastica primaria più stent medicato (28 novembre 2012 – in cura con terapia antiaggregante: cardioaspirina e plavix per 1 anno) ) è stata diagnosticata una stenosi aortica e una stenosi del 50 - 60% arteria discendente anteriore prossimale. Stenosi subocclusiva focale coronaria destra distale. Il referto dell'ecocardiogramma eseguito una quindicina di giorni fa conferma quello di novembre eseguito nella fase di ricovero senza variazioni alcuna e indica: stenosi aortica calcifica di grado moderato - severo (grad. medio 44 mmHG; grad. massimo 72 mmHG, aerea valvolare 0,85 cmq). Minimo rigurgito valvolare aortico. Lieve moderata ipertrofia concentrica del ventricolo sx che presenta normale funzione sistolica (FE 53%); ipocinesia della parete infero - posteriore a livello basale e medio. Disfunzione diastolica di secondo grado. Moderata dilatazione atriale sx. Lieve rigurgito mitralico. Normali le cavità destre e la funzione ventricolare destra. Lieve ipertensione sistolica polmonare: 40 mmHG. Pericardio indenne. Tuttavia si riscontrano notevoli differenze con esami precedenti del mese di settembre 2011 e aprile 2012 che presentavano un grad. medio di 33 e rapporto E/A del flusso > 1. Mio padre è asintomatico e non ha mai presentato quelli che sono indicati come i sintomi più frequenti. In merito a questo volevo sapere se è indicato l'intervento chirurgico di sostituzione valvolare o, in questo momento di eseguire soltanto periodici controlli semestrali o, in caso di intervento, se invece si può eseguire prima l'angioplastica e poi l'eventuale sostituzione di valvola, se sia il caso di aspettare un anno e finire la terapia antiaggregante o sospenderla e procedere all'intervento entro pochi mesi. Inoltre volevo sapere se sia preferibile l'intervento tradizionale che, a mio padre incute moltissimo timore, o se sia possibile procedere con un intervento mini invasivo (non presenta altre patologie come diabete e insufficienza renale). Grazie.Cordiali saluti,
Risposta

Gentile signora, l'associazione tra stenosi aortica , ipertrofia del ventricolo sinistro e malattia coronarica delineano una situazione che presenta un rischio superiore a quello che presenterebbe ognuna di queste patologie se non associata. Ciò significa che non è prudente attendere che la stenosi aortica divenga sintomatica, perchè ciò potrebbe rappresentare un rischio eccessivo. Il trattamento con stent delle lesioni coronariche, indispensabile nel momento acuto, sarebbe a mio avviso inopportuno se associato a stenosi aortica che richiede un intervento di sostituzione. Il bypass coronarico allunga di poco l'intervento, ma dà un risultato più stabile negli anni rispetto all'angioplastica.

L'approccio mini invasivo percutaneo deve oggi essere riservato ai casi considerati ad alto richio o inoperabili, pertanto applicarlo ad un uomo di 69 anni sarebbe del tutto inopportuno, in quanto non sappiamo ancora quanto le protesi percutanee potranno durare nel tempo. Le consiglio pertanto di programmare un intervento non urgente, che probabilmente può essere procrastinato di qualche mese, ma non oltre. Opportuno un controllo ecocardiografico a tre mesi.

Cordiali saluti. Prof. Carlo Antona

TAG: Cardiochirurgia | Chirurgia | Cuore | Malattie dell'apparato cardiovascolare
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