12-10-2012

non so più cosa pensare e come aiutarlo

Gent. Dott. Fornara, grazie per la sua attenzione. Le confermo che il mio bimbo è sempre stato timido, timoroso, ha frequentato la scuola materna con alcuni problemi i primi due anni ed in maniera splendida l' ultimo anno. Alla materna le maestre mi dicevano che il suo principale problema era di vivere con ansia le novità e di avere "ansia da prestazione". Nonostante la sua timidezza però ha sempre legato con tanti bambini, tanto da essere molto ricercato da tutti. In famiglia l' unico dolore che in quest ultimo periodo lo ha scosso è stata la morte del bisnonno 3 mesi fa. In questi ultimi giorni sta dormeno sereno e senza brutti sogni, ha iniziato anche ad andare in bagno a far pipì a scuola... Però rimane il problema del pianto mattutino, stamattina addirittura ha iniziato a piangere che eravamo ancora a casa. Diceva che gli mancava il papà (che era uscito da pochi minuti per recarsi al lavoro e che aveva salutato più volte)...io ho cercato in ogni modo di consolarlo, dicendogli che lo avrebbe rivisto dopo la scuola e che avrebbero gicato insieme fino a sera. Ma poi si è rimesso a piangere perchè non trovava più la gomma, e qui apro un' altra parentesi, dal primo giorno di scuola porta avanti e indietro gomme, colle e temperino, non c'e' verso di fargli capire che le può lasciare a scuola, mi ha fatto scrivere il suo nome su ogni cosa, ma comunque non riesce a lasciarle la.Quindi questo è il quadro, motivazioni "importanti" per le quali piange io non ne vedo, a volte penso addirittura che lo faccia per ricevere maggiori attenzioni. Non so davvero più cosa pensare e come aiutarlo.
Risposta di:
Dr. Vittorio Tripeni
Specialista in Psicologia e Psicoterapia
Risposta
Gentile utente, trovo il suo messaggio nella mia cartella personale e pertanto rispondo al quesito tenendo in considerazione due fatti. Innanzitutto voglio legittimare il suo smarrimento di fronte a quelle che ai suoi occhi appaiono come "stranezze" e le fanno vivere l'ansia di non sapere "davvero più cosa pensare e come aiutarlo". Successivamente presto attenzione al comportamento del suo bambino che a me sembra abbastanza comune in un piccolo che si trova a vivere una nuova esperienza (ambiente nuovo, persone nuove, ritmi diversi, ecc.). Una condizione esistenziale che di solito mette alla prova anche gli adulti. Pensandoci bene, è come se suo figlio avesse fatto un trasloco e stesse attualmente affrontando quelle difficoltà di adattamento che sonno connesse con questa nuova esperienza. Voglio dire che in tal caso è necessario comunicargli fiducia e soprattutto considerare il suo impegno nell'affrontare questa fatica. Credo che lei possa sentirsi orgogliosa di tutte le conquiste che in questi giorni ha fatto il bambino e fiduciosa nelle sue capacità di crescere ancora. Rispetto alla sua ansia, vorrei incoraggiarla a sentirsi meno attaccata a suo figlio e meno preoccupata delle sue difficoltà che, per quanto mi dice, sono solo difficoltà di adattamento. In questo caso, la gomma o il temperino diventano oggetti importanti che gli permettono di vivere una continuità con l'ambiente scolastico che in realtà è costituito da amici quali i suoi coetanei e compagni di gioco.
TAG: Psicologia | Salute mentale | Terapie