26-04-2015

Regressioni evolutive

La mia bimba di 2 e 2 mesi, da circa 3 settimane ha cominciato ad avere problemi per dormire. Fa storie al momento di fare la nanna (pianti, urla, scende dal letto), si addormenta solo con la mia presenza o quella del papá. Durante la notte si sveglia molto spesso e si riaddormenta solo se ci siamo uno dei due. Prima si addormentava sola e massimo si svegliava una volta a notte ma si riaddormentava subito.
Risposta di:
Dr. Mauro Savardi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia
Risposta
Buongiorno Lo sviluppo psicologico ed emotivo di un bambino può essere (semplicisticamente) rappresentato come un percorso graduale, che attraverso le relazionalità di supporto (genitori ad esempio, ma anche nonni, fratelli etc.) porta alla costruzione di una mappa di rappresentazione del mondo sufficientemente in grado di renderlo prevedibile. Non a caso durante il primo periodo dopo la nascita, si parla di regolazione reciproca degli stati fisiologici, per descrivere come bambino e caregiver principale (generalmente la mamma) costituiscano delle routine condivise sui bisogni fisiologici principali del neonato attraverso il meccanismo della domanda e risposta (ad esempio sonno – veglia - nutrizione – sicurezza affettiva). Le routine per il bambino, ma anche per l’adulto che se ne occupa, funzionano come la segnaletica in un sentiero non conosciuto, in grado di rendere prevedibile ed accettabile l’incerto (della serie: se piangi è perché hai fame e lo capisco perché sono trascorse tot ore dal pasto precedente e perché le volte precedenti dandoti da mangiare non piangevi più, quindi ogni volta che piangi cerco di verificare se la motivazione è questa). La regolazione è certamente reciproca perché l’adulto cerca di leggere i bisogni di suo figlio sulla base di varie informazioni ed in funzione di ciò fornisce delle risposte adattive; tuttavia è sostanzialmente asimmetrica: cioè è l’adulto (quanto meno per certi aspetti) che mette in gioco la propria relazionalità accuditiva sincronizzandola e sintonizzandola attivamente ai bisogni emergenti. Intorno ai 2 anni il bambino emerge dal campo relazionale non più solo come bisogno fisiologico espresso attraverso il corpo, ma anche come bisogno di rappresentazione del desiderio nell’azione ricercata. Ciò deriva dall’emergere della capacità di pensare il mondo e l’azione nel mondo rappresentato (la mappa di prima) anche se solo molto concretamente a quest’età, e di esprimerla attraverso il primo linguaggio che afferma il desiderio, le richieste, l’immaginato ed il pensato. Spesso l’età dei 2 anni viene tecnicamente appunto definita l’età del no! Il riferimento è appunto a comportamenti maggiormente pregnanti e persistenti del bambino nel definire l’oggetto della propria richiesta all’interno del campo relazionale. Ciò porta spesso a “conflitti” nella misura in cui il desiderato del bambino non corrisponde o non può anche giustamente corrispondere al desiderato dell’adulto. In aggiunta bisogna considerare che l’emergere della capacità di sganciare l’azione dall’oggetto in sé e di portarla all’interno della dimensione del pensiero consente al bambino di amplificare la sua capacità simbolica: esempio il bambino che utilizza un oggetto non per quello che è ma con una funzione attribuita in modo arbitrario. Ciò rende ad esempio più realistica l’immaginazione anche nel sogno e quindi la difficoltà ad esempio nel bambino piccolo a distinguere ciò che è onirico da ciò che è reale. Accanto a questi due aspetti (maggior capacità di portare sul campo della relazione le proprie richieste anche nella forma di capricci, maggior capacità di pensare, immaginare e rappresentare il pensiero nel linguaggio, nel gioco simbolico, nell’imitazione differita, nella complicazione degli schemi relazionali e delle interazioni etc.) il bambino ha ormai costruito una continuità di rappresentazione del suo mondo, rispetto al quale ha immediatamente una percezione chiara, eventualmente anche solo a livello di rappresentazione percettivo emozionale, di discrepanze temporanee in grado di determinare dissonanze emotive: cambia qualcosa di significativo che richiede nuovo adattamento. Quindi in conclusione gli aspetti causali potenzialmente esplicativi potrebbero essere considerati sui tre piani descritti e sintetizzabili in questi termini anche se certo è una semplificazione: - So meglio ciò che voglio e pretendo meglio di affermarlo; - Il reale (interno ed esterno) acquisisce maggior complessità in funzione della maggior capacità rappresentativa ed immaginativa: ciò implica nuove incertezze o paure le quali non sono altro che l’esito emotivo della difficoltà a dare significato a ciò che non è pienamente definito (ad esempio la paura del buio); - Ora sento e vedo meglio eventuali dissonanze o variabilità sul campo della relazione strutturata (imprevisti relazionali, imprevisti organizzativi e strutturali, l’attesa di un nuovo figlio etc.), piuttosto che imprevedibilità di altro tipo (cambio abitazione, perdita del lavoro, un problema fisico etc.). In conclusione il comportamento di sua figlia può corrispondere ad una semplice “regressione” che in realtà è una progressione verso un bisogno di affermazione maggiore di sé, piuttosto che l’esito emotivo di un confronto con nuove richieste di adattamento. Il mio suggerimento è pertanto alla luce delle premesse quello di cercare di capire qual è innanzitutto la cornice di riferimento all’interno del quale inserire questo comportamento, perché ciò le permette di mettersi “nella testa di sua figlia e nei suoi panni” per immaginare quali sono le motivazioni che la portano a concentrare la difficoltà di “separazione” nel momento del sonno e con tolleranza osservarne la sua evoluzione nel corso dei giorni successivi. Ugualmente dovrebbe prestare attenzione a qual è l’immaginario emotivo e mentale che sorge in lei nel momento in cui al momento del coricamento sua figlia mette in campo richieste esplicite dissonanti rispetto alle sue: vale a dire questo comportamento che tipo di spiegazioni e attribuzioni suscita in lei e che direzione emotiva determina (preoccupazione? Ansia? Paura? Fastidio? Rabbia?).