06-11-2003

Salve. innanzitutto “grazie di esistere”: le

Salve. Innanzitutto “grazie di esistere”: le informazioni – che fanno cultura - sono fondamentali ed importante è il vs. lavoro sul Web. Sono cortesemente a chiederVi un parere sul mio caso clinico, perché ho necessità di capire se si è operato e si prosegue nel modo migliore possibile. Ho compiuto da un mese 40 anni e sono affetta da Epatite C da ca. 20 anni. Nel 1998 – presso l’Istituto L. Spallanzani di Roma – mi sono sottoposta ad agobiopsia il cui risultato ha evidenziato un'epatite C di grado 5, genotipo 1 a. Non conosco – al contrario – il valore della Stadiazione e prima di leggerne sul vs. sito ne ignoravo anche l’esistenza. Nel ’98 – quindi – l’epatologo che mi aveva in cura mi comunicò che esistevano – come spesso accade – due scuole di pensiero contrastanti: una propensa all’intervento con Interferone già con tale valore ed una contraria alla cura. Concordammo per il non intervento, personalmente anche confidando nei progressi della Scienza e in nuovi ritrovati che sarebbero certamente intervenuti con il trascorrere del tempo. Solo quest’anno, 2003, transaminasi sempre alterate ed un quantitativo virale pari a ca. 906000 unità (metodo Amplicor HCV Roche), nonché l’immissione sul mercato del nuovo PEG-Interferon, hanno indotto la sottoscritta e l’epatologo – operante presso lo Spallanzani - a cominciare la cura con tale preparato, associandolo alla Ribavirina. In considerazione del genotipo virale, riferitomi molto aggressivo, l’epatologo ha deciso d’attaccare la cura con altrettanta “aggressività”, fissandomi dosi di Interferone e di Rebetol alte rispetto allo standard: peso ca. 58 kg e mi sono stati prescritti Pegasys fl da 180 mcg – una a settimana - e 1.000 mg die di Rebetol (pari a 5 capsule al dì). Il problema è il seguente: dopo 3 dosi di Pegasys da 180 mcg ed una quarta ridotta a 135 mcg, con graduale diminuizione del Rebetol solo dopo le prime due settimane di assunzione – passato da 5 a 4 ed infine a 3 capsule die, l’epatologo ha deciso l’interruzione della cura, a causa dei dati riscontrati nelle analisi. A quanto mi è dato di capire oltre ad una forte anemia causata dalla ribavirina, l’assunzione dell’interferone ha depresso troppo il mio Sistema immunitario ed i valori - credo i più importanti siano questi, nonostante anche altri risultino alterati – sono i seguenti:
al 30/10/03 U.M.

WBC (G. Bianchi) 2,2 10^3/ul
NEU# 0,4 “
HGB 10,4 g/Dl
PLT (Piastrine) 128 10^3/ul

Tali valori sono risultati in calo (eccetto le Piastrine) nonostante la riduzione delle dosi di farmaci e – se ho ben capito – è questo continuo peggioramento che ha preoccupato il medico, tanto da indurlo all’interruzione della cura. Concludendo e scusandomi se sono stata prolissa, sono cortesemente a chiederVi se Vi ho fornito le giuste informazioni affinché possiate esprimerVi in merito. Certo conoscere la verità e verificare se – per caso - il protocollo d’attacco sbagliato è stato la causa dell’attuale situazione è importante al fine di valutare l’opportunità della sostituzione del medico, ma prioritario è per me sapere come superare l’impasse e cosa esattamente mi devo aspettare: si può ipotizzare una recrudescenza dell’epatite nel frattempo? In un fase priva di adeguate “difese”, quali precauzioni/cure/diete etc seguire? Il sistema immunitario si riequilibrerà da solo – e se sì con quali tempi - o si dovrà intervenire con specifici farmaci per il suo ripristino? Una volta ripristinati valori accettabili è opportuno proseguire la cura, come credo, ma con particolari precauzioni, per esempio escludendo la ribavirina? Io Vi sono grata di ogni Vs. eventuale espressione in merito e confidando in ciò, ringraziandoVi porgo i migliori saluti.
Dr. Fegato.com
Risposta di:
Dr. Fegato.com
Risposta
La sua gentile richiesta è piuttosto difficile da esaudire, in quanto l’argomento, estremamente delicato, richiede la conoscenza di una serie di dati che lei non fornisce (quali erano i valori ematologici di base prima di iniziare la terapia, quanto tempo è durata la terapia). Pertanto è possibile soltanto esprimersi in maniera generica. La terapia attualmente prevista per l’epatite cronica da HCV consiste nell’utilizzo di interferone pegilato associato alla ribavirina. Il tipo di interferone da lei utilizzato, Pegasys 180 mcg, esiste in dosaggio unico, appunto da 180 mcg e quindi non rappresenta un dosaggio eccessivo o particolarmente “aggressivo”, anche se lei pesa 58 Kg. Anche per quel che riguarda la ribavirina il dosaggio di 5 cps è quello standard. Purtroppo questi 2 farmaci non sono scevri da effetti indesiderati, specie a carico dei globuli bianci e delle piastrine (l’interferone); dell’emoglobina (la ribavirina). Ciò probabilmente ha reso necessario la riduzione di dose (assai prudente) della ribavirina in funzione della progressiva anemia (Hb 10 mg/dl). Per quanto riguarda la riduzione dei globuli bianchi in corso di terapia con interferone, va considerata una sua diminuzione di dose quando i valori dei leucociti neutrofili scende al di sotto di 750/mmc e sospeso al di sotto di 500/mmc. In merito all’ipotesi che per lei sia stato utilizzato un protocollo di trattamento sbagliato, non ritengo si possa assolutamente prendere in considerazione, in quanto, come già detto prima, è il protocollo universalmente accettato per le forme di epatite come la sua. Infine, consideri che queste anomalie di laboratorio si normalizzano una volta sospesa la terapia e tutto ritornerà come prima, senza che lei abbia alcuna conseguenza duratura. Spero che quanto detto possa averla tranquillizzata e rassicurata sulla correttezza del trattamento che le è stato giustamente consigliato.
TAG: Epatologia | Fegato | Gastroenterologia | Medicina interna
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