L’emicrania è una malattia neurovascolare a carattere familiare con base verosimilmente genetica. È un disturbo ad alta prevalenza, spesso invalidante, caratterizzato da attacchi ricorrenti di cefalea, da moderata a severa, che persistono per ore o giorni.

Il dolore di tipo emicranico ha specifiche caratteristiche tra cui: intensità (da moderata a severa), qualità (dolore di tipo trafittivo o pulsante), localizzazione (generalmente unilaterale), durata (generalmente da 4 a 72 ore), associazione con altri sintomi (nausea, vomito, fastidio per le luci e per i rumori), peggioramento con attività fisica (ciò porta il paziente emicranico a limitare o sospendere le attività della vita quotidiana).

L’emicrania è una delle patologie più diffuse a livello mondiale, con una prevalenza stimata nella popolazione mondiale pari al 14%. Rappresenta la terza patologia più frequente e la seconda più disabilitante, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Interessa soprattutto le donne (rapporto M:F = 1:3). L’esordio di solito è tra 10 e 30 anni; nella metà dei casi l’esordio è prima dei 20 anni. L’emicrania raggiunge il massimo della sua prevalenza nella quarta e quinta decade di vita, quindi nel periodo di maggiore produttività lavorativa e sociale dell’individuo.

L’emicrania ha un forte impatto sia sulla qualità della vita che sui costi diretti e indiretti sostenuti dalla società e viene ormai considerata un importante problema di salute pubblica.