Irradiazione laser: sperimentazioni incoraggianti

irradiazione laser sperimentazioni incoraggianti
Dr. Leonardo Longo
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Dr. Leonardo Longo

Il trattamento dell’irradiazione Laser può produrre benefici per i tessuti midollari e nervosi. Intervista al Prof. Leonardo Longo, Endocrinologo, Presidente Istituto Laser Medicina. 
 
In cosa consiste il trattamento dell'irradiazione laser? È un nuovo trattamento o è un trattamento che attualmente è utilizzato soltanto per la rigenerazione di altri tipi di tessuti?  Come questo trattamento può produrre benefici per i tessuti midollari e nervosi?

Io vedo il paziente con lesioni midollari e cerebrali traumatiche già valutato da altri, che solitamente sconsigliano di sottoporsi alla Terapia laser, spesso in buona fede, solo per non completa conoscenza e per paura di false aspettative.

Il paziente viene poi sottoposto a un ciclo di terapia laser con più laser in contemporanea e fino a quattro applicazioni al giorno; quindi sia io stesso che i primi valutatori giudicano se ci sono dei risultati obiettivi, cioè se qualche funzione sensoriale, motoria involontaria e volontaria è cambiata. Se sì, si prosegue con altri cicli, se no, si interrompe il tutto (ma ciò è avvenuto pochissime volte). Una o due volte all'anno si fa anche una visita fisiatrica completa con valutazione ASIA e con altre scale di valutazione, oltre ad esami strumentali come RMN, PESS, EMG.

In quanto al movimento volontario, dopo la terapia laser è essenziale la fisioterapia, per recuperare il tono muscolare normale, da eseguire ogni giorno a casa. Le irradiazioni durano circa mezz'ora ciascuna, non sono dolorose né pericolose, vengono fatte dall'esterno sulle lesioni e sui domini di coerenza che corrispondono al Tessuto nervoso.

Gli scopi sono due: uno antiinfiammatorio cronico ed antiedema, e queste azioni dei laser non chirurgici vengono adoperate da circa trent'anni; l'altro a scopo rigenerativo per lo stesso tessuto nervoso, e questo viene fatto nell'uomo da circa dieci anni, da noi dal 2003.

Sugli altri tessuti, tipo cute, muscoli, etc, la terapia laser non chirurgica nell'uomo è stata applicata dal 1966. il tessuto nervoso dapprima migliora perché si riduce la compressione midollare dovuta all'edema cronico ed all'infiammazione cronica con fibrosi; poi, molto più lentamente, la funzionalità nervosa migliora per rigenerazione diretta del tessuto nervoso stesso. I primi cicli sono di circa quindici o venti applicazioni, al ritmo di quattro al giorno, poi si fanno cicli mensili di cinque, sei applicazioni.

Non c'è da aspettarsi il miracolo ma miglioramenti lenti, costanti, progressivi e definitivi, sì. Per ora, ad esempio, abbiamo visto il recupero progressivo della sensibilità sensoriale sottolesionale, della muscolatura liscia, della termoregolazione, dello sfintere anale, e nelle donne anche di quello uretrale.

Un'ulteriore grossa scoperta è stata presentata nel novembre scorso a Laser Florence: era risaputo che i danni da lesione nervosa traumatica sono per il 20% circa dovuti al fatto acuto, e per l'80% a quello che avviene nelle ore e nei giorni successivi attorno alla lesione: compressione da edema, flogosi, necrosi, etc.

La novità sta nel fatto che nell'animale, è stato visto che la luce dei laser previene quest'80% di danno post-lesionale, se applicata subito dopo il trauma. E questa sarà la prossima rivoluzione!

Avevo già visto, fatto e pubblicato uno studio in tal senso durante un Congresso circa venti anni fa, su un altro tessuto, quello osseo, dopo l'estrazione dell'ottavo dente incluso, il cosiddetto dente del giudizio: senza il laser, questa operazione era quasi sempre seguita da infiammazione dell'osso alveolare e fastidi vari per qualche mese, da combattere con farmaci analgesici ed antinfiammatori. Se si irradiava il paziente per tre volte consecutive, ogni otto ore a partire dal momento dell'operazione, il paziente non si accorgeva di essere stato operato: ciò si è ripetuto per 129 volte!

I risultati della sperimentazione dell'irradiazione laser sono incoraggianti almeno su due fronti, la produzione di cellule staminali in vitro e il trattamento delle lesioni spinali e midollari: può descriverci, in breve, come è nato e come è stato gestito il processo di sperimentazione condotto dalla sua equipe in questi ultimi anni?

Mi sono laureato nel 1981 con una tesi sugli effetti istologici dei laser su tutti i tessuti umani, specie vescica, polmone e sistema nervoso. Mi sono poi specializzato in endocrinologia nel 1984 con una tesi sugli effetti dei laser sulle ghiandole endocrine. Da lì è nato tutto. Ho fatto parte dal 1976 al 1983 del progetto di ricerca del CNR sugli effetti non chirurgici del laser sulle ulcere cutanee, e poi ho sempre sperimentato gli usi non chirurgici ed a volte anche quelli chirurgici dei laser sui tessuti. Ho sempre cercato di impiegare i laser non solo 'per moda', ma soprattutto in quelle patologie e situazioni dove non ci sono trattamenti adeguati, perché poco efficaci e/o pericolosi.

Riguardo le cellule staminali in vitro, ho dato il protocollo ai Colleghi dell’Università di Bethesda, che è l'Università della Marina USA, loro hanno testato per cinque anni diciotto tipi di laser e hanno trovato delle dosi e dei laser capaci di produrre, moltiplicare, attivare e far migrare cellule staminali da qualunque tessuto, con la velocità della luce: di questo brevetto sono contitolare. La stessa cosa avviene probabilmente in vivo, con l'accelerazione della produzione di cellule staminali naturali da parte del tessuto leso. Altrimenti non si spiegherebbero le rigenerazioni delle cellule nervose in vivo, evidenti con le RMN e gli altri esami strumentali.

Ho iniziato a trattare con laser i soggetti con lesioni spinali venuti spontaneamente nel mio studio, dopo avere letto i risultati della terapia laser delle cellule nervose in vitro. I risultati positivi ed il passaparola hanno fatto il resto. Continuiamo perciò ad andare avanti sorretti solo dalla soddisfazione professionale e dai nostri pazienti, oltre che dalla comunità scientifica internazionale del settore, almeno moralmente.

I risultati già ottenuti sono sufficienti per supportare l'uso di questo trattamento per la cura di patologie nell'uomo o sono necessari ulteriori approfondimenti sperimentali?

Certamente sì, poiché è rispettata la regola del 'primum non nocere', cioè siamo sicuri di non creare danno ulteriore, da studi di fotobiologia dal 1958 in poi, e abbiamo fondate speranze di avere risultati positivi, dopo sette anni di sperimentazione clinica. Ripeto che la valutazione dei pazienti viene fatta da terze persone prima di sottoporsi a trattamento, immediatamente dopo e circa venti giorni dopo, con visita clinica fisiatrica specialistica e, periodicamente, 2-4 volte l'anno, con RMN, EMG, PESS. Così possiamo oggettivare i risultati ottenuti.

Sono in programma ulteriori studi clinici per approfondire le applicazioni di questa tecnica? Nel caso, quali tipi di studi?

Programmo in continuazione nuovi tipi di applicazioni. In questo momento, l'altro settore molto stimolante è quello del trattamento laser del diabete tipo 1 e 2. Lo eseguo dal 2000, ed ho un gruppo di pazienti che da circa sette anni non prende più né insulina né antidiabetici orali. Altri hanno applicato questa tecnica da circa 25 anni. Il mio gruppo sta faticosamente tentando di portarla su un piano scientifico, anziché usarla solo come 'evidence based medicine'.

Chi può essere arruolato in questi studi?

Bisognerebbe dividere e trattare i pazienti in due gruppi: quelli con lesioni spinali e cerebrali immediatamente dopo la loro insorgenza, e quelli con lesioni spinali di vecchia data. I soggetti da arruolare sono diversi, a seconda del disegno sperimentale si voglia portare avanti. Comunque le esclusioni sono poche, riguardano soprattutto tutti i soggetti sottoposti ad interventi chirurgici 'contro-natura', molto in voga oggi, tipo taglio volontario dei tendini degli arti, trasposizione della muscolatura della spalla. Lì non credo che i laser possano più servire a qualcosa.

10/07/2017
27/01/2011
Neurologia Interviste Malattie neurologiche
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