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Tecniche mininvasive per patologie lombari

Tecniche mininvasive per patologie lombari

Numerosi passi avanti sono stati fatti nel settore della chirurgia spinale e per il trattamento delle patologie lombari.

Le ultime tecniche chirurgiche per intervenire sulla colonna vertebrale sono sempre più innovative. Il Prof. Gualtiero Innocenzi, responsabile di Neurochirurgia II dell'IRCCS Neuromed, ci spiega il perché.
                                                   
Prof. Innocenzi, sono numerosi i passi in avanti nel settore della Chirurgia spinale.

Le problematiche da affrontare quando si andava ad intervenire sulla colonna vertebrale erano quelle di rispettare i tessuti muscolari, ossei e nervosi e migliorare l'elasticità della colonna vertebrale una volta stabilizzata. La chirurgia spinale è caratterizzata da un alto tasso di innovazione scientifica e tecnologica. Attualmente, la tendenza di fondo in questo campo è quella di ottenere i risultati, già buoni, delle tecniche convenzionali minimizzando i 'danni collaterali' cioè quelli a carico delle strutture adiacenti alla colonna, in particolare i tessuti muscolari, e il grado di 'demolizione' delle strutture ossee. In altri termini, la mininvasività non è tanto 'fare piccole incisioni' ma rispettare e/o ripristinare la fisiologia della colonna.

Quali sono le ultime tecniche per il trattamento delle ormai sempre più diffuse ernie?

Premesso che la tecnica convenzionale microchirurgica continua a darci ottimi risultati ed è ancora la tecnica più usata anche da me, le novità sono essenzialmente due. La prima è quella della metodica mininvasiva e la seconda quella endoscopica. La tecnica mininvasiva, da noi adottata già da anni, consente di arrivare dentro il canale spinale senza denervare i muscoli paravertebrali (importantissimi per il benessere postoperatorio) ma semplicemente attraversandoli e non resecandoli, grazie ad un dilatatore che permette di arrivare sul piano osseo senza staccare i muscoli dal loro impianto. La tecnica endoscopica, adottata più di recente, consente di arrivare alla rimozione dell'Ernia attraverso un'apertura del calibro di una matita! Naturalmente non in tutti i casi è possibile impiegare questa metodica ma, quando possibile, riduce la durata della degenza, riduce il dolore postoperatorio e permette un ritorno più rapido alla vita normale. Questo per quanto concerne le ernie del disco lombari. Ci sono poi le ernie cervicali. Novità recenti non ce ne sono. Generalmente si operano con un approccio anteriore e con la tecnica microscopica. Si rimuove il disco, si asporta l'ernia e viene quindi impiantata una cage, cioè una gabbietta, ripiena di polvere d'Osso per favorire la fusione fra le vertebre operate. Queste cage possono essere fatte con materiali diversi; io impiego quelle in carbonio. In alcuni casi, anziché la cage si può inserire nello spazio tra le vertebre una protesi discale che preserva un certo grado di movimento.

Tagli sempre più piccoli e degenza sempre più breve: in che casi possono essere utilizzate queste tecniche mini invasive?

Direi che le tecniche mininvasive microscopiche possono essere impiegate quasi sempre. La tecnica endoscopica, invece, è indicata soprattutto nelle ernie cosiddette 'molli'.

Quali le ultime novità per il trattamento della patologia degenerativa lombare?

Quando parliamo della patologia della instabilità cioè spondilolistesi (frequentissime; si calcola sia presente nel 4% circa della popolazione anche se solo in parte è sintomatica e, quindi, da operare) e della stenosi del canale lombare (oggi l'intervento più frequente in neurochirurgia), parliamo di un settore dove l'innovazione è continua. Consideri che almeno il 50-60% degli interventi che eseguo oggi in questo ambito si basano su tecniche, materiali e dispositivi non esistenti appena 5 anni fa. Cioè ogni 10-15 anni si ha un rinnovamento pressoché completo delle tecniche.

Parlando delle innovazioni più importanti, già adottate da me al Neuromed, direi che la tecnica percutanea e la navigazione spinale hanno rivoluzionato il nostro modo di operare la colonna. Sono metodiche che ci consentono di stabilizzare una colonna instabile e perciò dolorosa con un minimo danno muscolare (e i già ricordati vantaggi) e una maggiore precisione nel posizionamento delle viti peduncolari necessarie per questo. In particolare, il sistema di navigazione ci permette di programmare il tragitto delle viti peduncolari dentro l'osso sulle immagini della TAC, cioè di 'vedere', seppure in modo virtuale, la vite dentro l'osso. Volendo fare un paragone con qualcosa che tutti conosciamo, è un po' come guidare l'automobile seguendo i suggerimenti del navigatore GPS. I vantaggi di queste tecniche, ampiamente usate nel nostro Istituto, sono rappresentati da un minor tasso di complicanze, riduzione della sintomatologia dolorosa postoperatoria e una più precoce mobilizzazione della persona operata.

Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2015
5 minuti di lettura

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