Allarme meduse nel Mediterraneo: al via una campagna di avvistamento

allarme meduse nel mediterraneo al via una campagna di avvistamento

Ogni anno l’acqua del Mediterraneo è sempre più calda e ogni estate si ripete immancabile l’allarme meduse.

Ferdinando Boero del Dipartimento di Biologia Marina dell'Università del Salento ha spiegato, in occasione del lancio della seconda edizione di Occhio alla medusa (Jellywatch 2010), che il mar Mediterraneo è sempre più tropicalizzato e questo fenomeno ha spinto branchi di meduse, di specie note e meno note, sui litorali nostrani.

È il caso della Velella, avvistata in enormi sciami sulla Riviera Ligure, o della Pelagia, la medusa più urticante del Mediterraneo che ha invaso il Tirreno, mentre nell’Adriatico sono state avvistate grandi quantità di Aurelia, la medusa bella e innocua.

L’obiettivo del progetto Jellywatch è quello di coinvolgere bagnanti e appassionati nell’avvistamento e nella segnalazione delle meduse che arrivano nei nostri mari con immagini e testimonianze.

E a sentire gli esperti potremmo vederne delle belle.

La Physalia, ad esempio, battezzata “la caravella portoghese”, a dispetto della sua apparenza non è una medusa ma un sifonoforo galleggiante che può avere tentacoli lunghi anche 20 metri ed è molto urticante, mentre la Cassiopea androgena, che viene dal canale di Suez, vive al contrario, con i tentacoli verso l’alto.

Gli esperti riconducono questa massiccia ondata di meduse da un lato ad una pesca eccessiva e senza controllo, che depaupera i mari di una enorme quantità di pesci che normalmente si nutrono anche di meduse, e dall’altro al riscaldamento progressivo delle acque del mare, ma anche l’abuso di fertilizzanti, che dai campi finiscono direttamente nelle acque marine, può essere corresponsabile: questi concimi sono l’alimento ideale per il plancton che a sua volta è l’alimento ideale delle meduse.

Ma come ci si deve comportare in caso di una puntura da medusa?

La medusa colpisce liberando una Tossina attraverso i tentacoli urticanti e provoca dolore bruciante e prurito, mentre l’Organismo rilascia adrenalina per combattere gli effetti delle tossine.

La cosa migliore è non farsi prendere dal panico e tornare a riva, se si è troppo lontani dal bagnasciuga è meglio attirare l’attenzione di qualche bagnante e farsi aiutare a tornare sulla spiaggia.

Una volta seduti sulla riva è importante controllare che non siano rimasti attaccati alla pelle dei filamenti di medusa (se ci fossero bisogna toglierli con cautela) e lavare la zona della pelle infiammata con dell’acqua di mare, dopodichè applicare una crema astringente a base di cloruro di alluminio.

È meglio evitare di usare rimedi fai da te come ammoniaca o alcol ed è bene frenare l’impulso a grattarsi o a toccare la parte dolorante.

Se dopo la puntura si avvertono difficoltà respiratorie, sudorazione, pallore e disorientamento potrebbe esserci in atto una reazione anafilattica e bisogna chiamare immediatamente il 118.

Il punto di vista
Chirurgia generale Endocrinologia e malattie del ricambio

In caso di attacco è utile eliminare, senza romperli, i residui di tentacoli urticanti, limitare al minimo i movimenti della parte colpita, lavarla con acqua salata, applicare ammoniaca e pomate antinfiammatorie.

25/11/2015
23/07/2010
TAG: Dermatologia e venereologia | Estate | Pelle