Come sfogarsi in maniera indolore: la camera della rabbia

come sfogarsi in maniera indolore la camera della rabbia

Si chiama 'camera della rabbia' ed è attiva a Forlì dal 2013. Cos’è? Un locale – ne esiste un altro anche a Sofia in Bulgaria e sta per essere lanciato un progetto di franchising – dove sfogare le tensioni negative accumulate durante la giornata frantumando bicchieri e stoviglie e qualsiasi altra cosa capiti a tiro.

Ecco come funziona: il cliente si iscrive telefonicamente o attraverso e-mail, Facebook o Twitter e può scegliere fra tre diversi pacchetti: 10 minuti (15 euro), 20 minuti (25 euro), 40 minuti (35 euro). A seconda della durata del pacchetto selezionato, aumentano il numero e la varietà di oggetti da distruggere presenti nella camera e per chi sceglie i 40 minuti è anche previsto un dvd con la ripresa della demolizione.

Prima di entrare nella stanza il cliente deve indossare tuta bianca, protezioni per le ginocchia e i gomiti, guanti ed uno speciale caschetto integrale mentre nella camera - dove le pareti sono rivestite di lamiera per evitare danni ai muri – troverà già pronti per essere distrutti tavoli, sedie, bicchieri, piatti e porcellane varie.

L’arma di distruzione? Una mazza da baseball o una mazza in ferro da 4 chili. E sono accettate anche richieste specifiche come ricreare il proprio ambiente di lavoro o inserire la foto di qualcuno poco gradito.

Ma esistono anche delle regole: è vietato entrare sotto effetto di alcolici e stupefacenti, rompere gli oggetti che si indossano o spaccarli con calci, pugni e colpi di testa. Ed è vietato l'ingresso ai minorenni, alle donne in gravidanza e a chi ha avuto di recente INTERVENTI chirurgici. A frequentare la 'camera della rabbia' sono prevalentemente persone fra i 20 e i 40 anni, di ogni estrazione sociale, soprattutto la sera e nel fine settimana e circa il 60% della clientela è di sesso femminile.

Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia Psicologia clinica

La rabbia ha un proprio significato e delle funzioni specifiche: pensare che sia un’emozione che debba essere semplicemente scaricata attraverso l’azione catartica o aggressiva, anche se su degli oggetti, comporta la mancata consapevolezza dell’importanza di soffermarsi sulle proprie reazioni emotive, in un’ottica introspettiva, con la finalità da una parte di capire cosa ci ha portato a quel punto; dall’altra comporta la perdita di un’occasione importante per gestire i problemi in modo più funzionale. Quando i problemi non vengono gestiti e affrontati poi si ripresentano successivamente aumentando il senso di frustrazione e incapacità.

Per approfondire leggi la scheda.

11/01/2016
05/11/2014