Dismorfofobia: quando lo specchio diventa un vero nemico

dismorfofobia quando lo specchio diventa un vero nemico
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Guardarsi allo specchio e scoprirsi un mostro. È quello che capita a molte donne ogni mattina: lo specchio rivela difetti, chili di troppo ed inestetismi che non fanno sentire a proprio agio. Ma cosa succede quando diventa una vera e propria malattia? Si chiama disturbo di dismorfismo corporeo (conosciuto storicamente come dismorfofobia) ed è una vera e propria Patologia che distorce totalmente la realtà. I soggetti affetti da questa Patologia si guardano allo specchio e vedono un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà: testa deforme, occhi e naso storti e altro ancora. Insomma, chi soffre di Dismorfofobia vive e si vede come se fosse un mostro.

È il caso di Danielle Nulty, una donna inglese di 26 anni con un corpo da modella… che però non riesce a godere della bellezza che la natura le ha donato. Perché Danielle ogni volta che si guarda allo specchio vede un mostro deforme; è affetta da questo disturbo dall’adolescenza ma ha imparato con il tempo e l’aiuto dei farmaci a gestire questo problema.

All’età di quindici anni si convince di aver perso completamente i capelli e vede i suoi occhi rimpicciolirsi sempre di più, e a sedici anni a causa dei complessi fisici che sente di avere smette di avere una vita sociale. Undici anni da incubo, durante i quali si vedeva con rughe profonde e zampe di gallina che incorniciavano il suo volto. Psicofarmaci ad hoc e l’aiuto dei medici hanno aiutato Danielle a convivere con la malattia che le è stata diagnosticata durante l’adolescenza.

Ma come ha scoperto di essere affetta da questa patologia? Nel 2006 guardando un documentario sulla dismorfofobia scopre di sentire e provare le stesse cose di cui parlavano i soggetti intervistati. E con le dovute cure è riuscita a vivere una vita normale: oggi lavora ed ha un fidanzato.

I problemi legati alla non-accettazione dei propri difetti sono all’ordine del giorno tra i più giovani, e non solo. Ma il dismorfismo corporeo è una patologia che fa vedere quello che non c’è, isolando in un mondo da incubo chi ne è affetto. A volte è solo una leggere anomalia fisica, altre volte sono vere e proprie deformazioni. Difetti alla testa, capelli poco folti, cicatrici e deformazioni della pelle, del naso, occhi e altre parti del corpo. Forma e dimensioni del corpo totalmente sfasate: insomma, un vero e proprio incubo. La maggior parte dei soggetti vive con disagio questa patologia, soprattutto gli adolescenti che si sentono completamente tagliati fuori da una società sempre più legata all’aspetto esteriore. Meno grave, ma comunque con seri effetti sulla psiche, la patologia per gli adulti.

Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia Psicologia clinica

Il dimorfismo corporeo come molti disturbi dell’Asse I (DSM 4-R) è spesso un sintomo forte che diviene a sua volta malattia. Ma un sintomo di disturbi più profondi (spesso diagnosticati sull’asse 2) che pervadono tutta la personalità dell’individuo.

Qui si parla proprio del sintomo grave e non della più semplice fissazione sul proprio aspetto esteriore (anch’essa fonte di fastidio). La differenza è insita proprio nel fatto che il dismorfico accusa “difetti” corporei che non ha nella realtà. Vede cose che non ci sono.

L’ossessivo sull’aspetto esteriore magari invece aumenta di importanza “difetti” realmente presenti. In questo senso è un sintomo grave, da affiancare a sintomi del versante psicotico, della vera e propria malattia mentale. Spesso tale sintomo nasconde appunto un disturbo di personalità. È necessario in questi casi a livello terapeutico intervenire su entrambi gli aspetti.

Innanzitutto il sintomo che può divenire davvero invalidante, va bloccato con l’ausilio di una terapia farmacologica. In psicoterapia poi si affronterà sia il sintomo in sé che le motivazioni insite che hanno contribuito alla sua nascita.

La psicoterapia in questi casi è lunga poiché appunto va ad agire sulla struttura di personalità oltre che sul sintomo.

Il dimorfismo è una patologia non conosciutissima tra la gente comune. Pertanto chi viene a soffrirne rischia, come cita l’articolo, di non riconoscerla come tale e di sentire le sue ossessioni come ancora più vere. È necessario pertanto anche a livello sociale e di comunicazione di massa far conoscere tale patologia.

Ciò aiuta realmente nella cura permettendo a pazienti (e talvolta a chi deve occuparsene) di riconoscere la patologia come tale, e di poterla affrontare presto e nel più efficace dei modi). Questo articolo va sicuramente in questa direzione. Ci si augura che a questo ne seguano tanti altri, magari conditi ed approfonditi da chi, di questa particolare patologia ha sofferto o soffre.

04/06/2015
30/07/2008
TAG: Psicologia | Salute mentale