Italiani e tic. Un rapporto approfondito da alcuni studiosi italiani: quanti sono gli italiani che soffrono di tic? E quali sono i più diffusi?

A rispondere alle domande è Mauro Porta, direttore del Centro Tourette e Parkinson dell'Irccs Galeazzi di Milano: si stima che siano circa un milione gli italiani che convivono con un tic. Il 20% di essi ha tra gli 8 e i 15 anni, mentre il problema comincia a scemare tra i 25-44 anni.

Ma che cos’è un tic? Si tratta di un atteggiamento ripetitivo e incontrollato che si presenta spesso in momenti di disagio o di stress. I gesti possono essere davvero tanti: toccarsi le orecchie, strizzare gli occhi, mettersi i capelli dietro alle orecchie, schiarirsi la voce, mettere e togliere gli occhiali e molti altri. In generale ogni qualvolta compiamo  in maniera inconscia e ripetitiva un’azione possiamo dire di avere un tic.

Può trattarsi di un disturbo passeggero, provocato in certi casi da un periodo di particolare Stress emotivo, oppure di un bagaglio che ci portiamo sin dall’infanzia. Per 400mila italiani il tic prende le forme di una vera e propria patologia. Si chiama Sindrome di Tourette e può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne soffre e sulla qualità delle relazioni sociali.

La Sindrome di Tourette (o sindrome di Mozart, dal nome del celebre compositore che soffriva di questa malattia) è un disturbo di natura neurologica che ha base genetica ed è caratterizzata da movimenti involontari del corpo o della faccia e da tic verbali: i pazienti possono ripetere continuamente una parola o sentire un impulso irrefrenabile di pronunciare espressioni o parole imbarazzanti o volgari.

Ma come si possono affrontare i tic più comuni? Innanzitutto è bene distinguere tra un tic innocuo e uno più serio. Porta ricorda che in alcuni casi i tic possono mettere a rischio la salute di chi ne soffre, come il caso “di un bambino che si titillava la gola con le posate rischiando di farsi davvero male, o di uomo che, a furia di battere la testa all'indietro, è diventato tetraparetico".

Per questi casi così estremi si può optare per una terapia farmacologica, anche se alcuni farmaci non sono approvati in Italia.

Generalmente, però, i tic sono soprattutto azioni innocue che si ripetono senza che il soggetto ne abbia consapevolezza. Se il paziente sta vivendo un periodo di stress o di disagio va ricercata la causa e va risolta. Spesso, risolto il problema passato il tic.

Nei casi più resistenti si può insegnare al soggetto a mettere in atto procedure di evitamento per camuffare il problema: “ad esempio, se ho l'abitudine di schiarirmi continuamente la voce, posso preparare il mio interlocutore dicendogli che soffro di faringite”, conclude Porta.