I segreti per una lunga vita? Prudenza e coscienza!

i segreti per una lunga vita prudenza e coscienza
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Il segreto della longevità non sarebbe l’ottimismo, e nemmeno l’assenza di Stress, ma una certa prudenza, la capacità di mantenersi in attività facendo progetti e impegnandosi per concretizzarli. Lo ha rivelato Howard Friedman intervenuto nel recente congresso Future of Science che si è svolto a settembre. Friedman è uno studioso della longevità e dei suoi segreti da almeno un ventennio.

Le ricerche sue e del collega Leslie Martin sono condensate nell’ambizioso The Longevity project, un progetto di studio sui meccanismi della longevità e dei fattori che possono influenzarla. Lo studio ha preso in esame i dati che erano stati raccolti in un precedente progetto, denominato 'Terman Life Cycle Study', relativi a 1500 bambini nati nel 1922.

Friedman ha proseguito le ricerche del defunto Lewis Terman, esaminando lo stile di vita dei sopravvissuti e mettendo in relazione tutti i dati. Risultato: se ci si avvia verso gli anni della pensione pensando di dedicarsi all’ozio e al relax si rischia di vivere di meno rispetto a chi invece sceglie di fare progetti, di essere prudente, di tenersi comunque impegnato in un’attività che coinvolga la mente.

Dai dati analizzati nel Longevity Project è emerso che chi sin da bambino ha uno spiccato senso di coscienziosità ha maggiori chance di avere successo nella propria professione, oltre che di vivere più a lungo. Friedman, quindi, è convinto che il segreto della longevità consista proprio nel mantenere, meglio se sin da bambini, un atteggiamento coscienzioso, prudente, costruttivo. Perché se è ben noto che condurre un sano stile di vita, non fumare, tutelare la salute siano elementi che aiutano a vivere più a lungo, ciò non vuol dire che tutti seguano queste indicazioni.

Il segreto, invece, risiede nella capacità di integrarsi nella società, ma anche nella prudenza, che caratterizza un modo di approcciare alla vita inevitabilmente più sicuro (ad esempio tiene lontani dalle droghe e dai pericoli). Inoltre alcuni fattori come una sana vita matrimoniale, un buon livello di educazione scolastica, la fede religiosa sono indubbiamente legati alla longevità ed essere poco coscienziosi mette a rischio la buona riuscita di tutti questi aspetti della vita.

Il punto di vista
Medicina generale

Non voglio contestare i risultati ottenuti da Friedman, ma occorre fare chiarezza sul suo imponente progetto: lo studio ha riguardato un campione di 1500 bambini americani che sono stati seguiti e monitorati a partire dal 1921 fino ai giorni nostri (e il progetto, denominato Longevity Project, prosegue ancora) per quanto riguarda le loro abitudini di vita e le loro condizioni psicologiche.

Lo studio si propone di determinare se componenti dello stile di vita finora trascurate (essere sposati, vivere con animali domestici, credere in Dio) associate a componenti del carattere (essere ottimisti, sorridere spesso, affrontare energicamente le difficoltà) possano determinare in parte la durata della vita.

Proprio per tale impostazione lo studio è - metodologicamente parlando - uno studio di tipo osservazionale, cioè uno studio in cui il campione viene monitorato per un periodo di tempo in questo caso lunghissimo, ma non viene confrontato con soggetti di controllo parificati riguardo al maggior numero possibile di parametri. Inoltre lo studio osservazionale non è mai uno studio in doppio cieco, pertanto le sue conclusioni possono essere affascinanti ed intriganti, come in questo caso, ma non possono per definizione metodologica stabilire un rapporto di causa-effetto.

Ad esempio, se il vivere assieme ad un animale domestico si associa ad una maggior durata della vita potrebbe far pensare che la convivenza sia benefica, non si può comunque stabilire che l’animale domestico sia una causa dell’allungamento della vita. Possono infatti essere presenti dei fattori non considerati (i cosiddetti fattori di confondimento) che alterano i risultati ed incidono profondamente sul rapporto causa-effetto apparentemente ovvio.

Con tutto questo, è chiaro che vivere 'bene' (nel senso più ampio del termine) aiuta a vivere a lungo, soprattutto se si eliminano i fattori di rischio cardiovascolare e tumorale, che costituiscono i maggiori e più pericolosi attentatori alla nostra salute.

Ma non basta: entrano in causa anche variabili biologiche e soprattutto genetiche su cui solamente adesso si inizia ad indagare: una per tutte la lunghezza dei telomeri cromosomici, che da recenti studi pare associata alla durata della vita, oppure il concetto di apoptosi (che costituirebbe una specie di congegno ad orologeria oltre il quale il corpo umano non può vivere).

Sono discorsi difficili ed altamente specifici, che presuppongono lo studio di argomenti ostici e quindi da non affrontare sicuramente in questa sede: di certo possiamo dire che la durata della vita è in parte stabilita al momento della nascita ed in parte altamente influenzata dall’ambiente e dal modo di vivere. In che proporzione dipenda dai fattori congeniti o da come noi ci comportiamo rimane, per adesso, un mistero.

27/04/2015
04/11/2013
TAG: Medicina generale