Manuel Uribe, l'uomo più grasso del mondo

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Manuel Uribe abita a città del Messico con sua madre e ha 40 anni. La sua vita potrebbe sembrare quella di un qualunque cittadino messicano se non fosse che Manuel è entrato nel Guinness dei Primati perché pesa oltre 500 chili ed è l’uomo più grasso del mondo. È talmente obeso che ormai vive, accudito solo da sua madre, in un letto senza alcun contatto con il mondo esterno se non quello offerto dalla televisione e dal computer e non è mai uscito di casa negli ultimi cinque anni fino a quando, proprio qualche settimana fa, per permettergli di uscire, è stata necessario l’intervento di una gru.

Manuel è affetto da questa grave forma di obesità da quando aveva 22 anni e viveva negli Stati Uniti: a quel tempo pesava "solo" 130 chili per un metro e novanta di altezza. Poi ha iniziato ad  ingrassare in maniera esponenziale, mese dopo mese, senza un’apparente causa e non ha più smesso. Adesso sembra aver raggiunto i 500 chili: non è possibile stabilirlo con certezza perché Uribe non può più pesarsi, non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto; dal momento che l’ultima volta che era stato pesato aveva ‘toccato’ i 320 chili, i calcoli previsionali indicano che oggi avrebbe ampiamente raggiunto la mezza tonnellata.

Manuel Uribe ha reso nota la sua storia in tv: circa un anno fa aveva lanciato un accorato appello affinché qualche specialista si offrisse di operarlo. Fino ad allora gli avevano proposto solo di aspirare il grasso dalle gambe, ma lui ha cercato un medico disposto ad intervenire in modo più incisivo.
Al suo appello aveva risposto, sei mesi più tardi, Giancarlo De Bernardinis, direttore della Chirurgia II del Policlinico di Modena, esperto di INTERVENTI su persone obese, con un peso fino anche a 200 chili. Senza dubbio Manuel avrebbe rappresentato una vera sfida anche per lui e, così, dopo essersi consultato con il direttore del Policlinico, gli esperti modenesi avevano iniziato a valutare le condizioni eccezionali di trasporto e di ricovero di questo paziente ‘straordinario’ e il governo messicano aveva dichiarato che avrebbe messo a disposizione un aereo privato. Dal momento che, sorprendentemente, i valori di trigliceridi e colesterolo nel Sangue di Manuel, così come quelli dell’attività cardiaca, risultavano nella norma, l’intervento non avrebbe presentato difficoltà tipiche legate alla chirurgia dell’obesità, quanto piuttosto problematiche tecniche legate al peso del paziente e il Policlinico si preparava ad offrire un campo operatorio e strumenti adeguati alla stazza di Manuel.

De Bernardinis ha compiuto recentemente un viaggio in Messico per visitare il paziente e mettere in programma l’intervento di bypass intestinale, che avrebbe creato dei cortocircuiti nell’intestino tenue al fine di abilitarlo ad assorbire solo il 10% degli alimenti, ma Manuel ha dichiarato di non volersi più operare. Perché? Uribe dichiara di essere riuscito a perdere duecento chili grazie a una ‘dieta a zona’ – caratterizzata da molte proteine, carboidrati e attività fisica, svolta grazie a speciali attrezzature che gli permettono di fare esercizi altrimenti impossibili – e che sarebbe finalmente uscito di casa proprio grazie ai chili persi, anche se gli esperti sono scettici circa la possibilità, a questo stadio di obesità, di riuscire a dimagrire solo con una dieta. Amici e familiari hanno aiutato Manuel ad alzarsi sollevando il busto e così la gru lo ha portato dal letto al marciapiede fuori casa e poi su un camion dove lo hanno accolto alcuni musicisti mariachi, che lo hanno accompagnato in un tour della città di Monterrey, in Messico.

Il punto di vista
Chirurgia generale

Fino a che punto può ingrassare il corpo umano?

Il caso di Manuel Uribe, ma anche altri casi non così famosi ma altrettanto gravi, dimostrano come in pratica non vi è nessun limite predeterminato di aumento di peso. O meglio, esiste un limite individuale oltre il quale l’aumento di peso determina l’impossibilità agli organi del corpo umano,in primo luogo cuore e polmoni, di esplicare le loro funzioni. Ciò porterà ad un progressivo deterioramento delle funzioni vitali fino ad arrivare alla morte dell’individuo.
Il caso del paziente messicano resta comunque un evento eccezionale anche se, così come tutti coloro che si occupano di disturbi dell’alimentazione sanno, non è tanto il peso dell’individuo a determinare la gravità della sua obesità, quanto il rapporto tra il peso e l’altezza. Tale rapporto conosciuto come “Indice di massa corporea (IMC)” o “body mass index (BMI)”, è il parametro di riferimento più importante per individuare il miglior trattamento per l’individuo in esame. In altre parole, un giocatore di pallacanestro alto due metri e pesante 100 kg. sarà considerato normopeso, mentre una donna alta 1,60 dello stesso peso sarà considerata fortemente obesa.
Pur non conoscendo i dati antropometrici del paziente messicano, è probabile che il suo peso sia in qualche modo “diluito” su di un altezza considerevole.

La chirurgia, nelle obesità severe, è sempre una risposta ?

I dati forniti dalla letteratura in questo senso dimostrano come, per soggetti fortemente obesi (IMC uguale o superiore a 40), la chirurgia rappresenta la sola arma veramente efficace per ottenere una perdita di peso adeguata. Oggi la chirurgia dell’obesità ha a sua disposizione più trattamenti. Di regola il tipo di intervento viene scelto in funzione dell’IMC e delle caratteristiche psicologiche del soggetto. Salvo casi particolari, per IMC intorno a 45 possono andar bene interventi come in “Bendaggio Gastrico” o la “gastroplastica verticale”. Per i casi più gravi, di solito vengono preferiti interventi più complessi come il “By pass gastrico” o la “diversione bilio pancreatica”

Una perdita drastica di peso, come prospettato dal prof. De Berardinis nel caso di Manuel Uribe (si stimano 350- 400 Kg in meno), che effetti può avere sul corpo umano?

Una perdita di peso in questo caso non potrà avere che effetti benefici sull’organismo. In primo luogo è facilmente intuibile come già con una perdita di 80 100 Kg. il paziente acquisterà una mobilità nettamente maggiore, senza contare i benefici che una perdita di peso efficace porterà all’apparato muscolo scheletrico, al cuore e alla circolazione, alla funzione respiratoria.
È tuttavia necessario che nei primi mesi il paziente sia sempre sotto costante controllo medico in modo da fare fronte ad eventuali squilibri idro elettrolitici a cui questi pazienti possono andare incontro. Inoltre, in presenza di eventuale alterazione del metabolismo degli zuccheri (diabete), al dimagrimento spesso si associa una progressiva diminuzione della terapia insulinica che dovrà essere, nelle prime fasi, calibrata in funzione della perdita di peso.

18/04/2017
27/03/2007
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