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Indice di massa corporea (IMC): come si misura e che cosa indica

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Massimo Canorro
Scritto da:
Massimo Canorro
Giornalista & web content editor

L’indice di massa corporea (“IMC” oppure “BMI”, ovvero l’acronimo inglese di “Body Mass Index”) costituisce un parametro che mette in rapporto la massa corporea e la statura di una persona, fornendo una stima delle dimensioni corporee più indicativa rispetto alle tabelle basate soltanto su peso e altezza.
Il calcolo dell’indice di massa corporea avviene dividendo il peso (espresso in kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri) come indice indiretto di adiposità. Occorre precisare che l’indice di massa corporea – studiato per considerare i rischi correlati al sovrappeso e all’obesità in soggetti adulti, dai 18 ai 65 anni – rappresenta un parametro rilevante, ed è utilizzato sia per la classificazione del sovrappeso e dell’obesità negli uomini adulti e nelle donne non gravide, sia come un indice epidemiologico. Esiste infatti una stretta relazione tra indice di massa corporea e pericolo di mortalità nell’ambito di complicazioni cardiovascolari, malattie renali e diabete).

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La corretta interpretazione dell’indice di massa corporea (IMC)

L’interpretazione dell’indice di massa corporea viene condotta secondo i criteri definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: sottopeso (IMC al di sotto di 19), medio (compreso tra 19 e 24), sovrappeso (compreso tra 25 e 30), obesità (al di sopra di 30). Rifacendosi a questa classificazione, la popolazione italiana – persone che hanno superato la maggiore età – risulta distribuita così: 3% sottopeso, 51,5% normopeso, 35,5% sovrappeso, 10% obesa.

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All’aumentare dell’IMC aumenta – soprattutto per le classi “sovrappeso” e “obesità” – il rischio di malattie (diabete tipo 2, patologie cardiovascolari, malattie articolari da sovraccarico, disfunzioni ormonali, tumori); nelle donne in età fertile, poi, possono insorgere alterazioni del ciclo mestruale, problematicità legate alla gravidanza nonché rischio di complicanze sia per la madre sia per il bambino. E ancora, mentre per le persone obese o in sovrappeso anche una minima perdita di peso (che può variare tra il 5% e il 10% del peso reale) comporta una riduzione del rischio di sviluppare tali patologie, un IMC inferiore a 18,5 kg/m2 rappresenta, invece, un indice di sottopeso.

No alle diete “fai da te”

Sebbene l’IMC sia uno strumento efficiente di valutazione di sovrappeso e obesità, non risulta però in grado di valutare l’effettiva composizione corporea di un soggetto. Dunque questa classificazione (statistica) non si applica necessariamente a tutti gli adulti, soprattutto se sportivi oppure anziani: non distinguendo la massa grassa dalla massa magra c’è il rischio, infatti, di sovrastimare il grasso corporeo in soggetti che hanno una corporatura muscolosa (sportivi) o di sottostimare il grasso corporeo nelle persone che hanno una minore massa muscolare (anziani). Ecco perché la semplicità di calcolo dell’IMC non deve mai condurre alle diete “fai dai te”. Piuttosto, la sua valutazione deve rimanere appannaggio del medico oppure di altre figure professionali specializzate, come il dietista oppure il nutrizionista.

Per approfondire guarda anche: “L'obesità è una malattia. Curabile“

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01/06/2018
28/03/2017
TAG: Benessere psicofisico | Cuore | Diabete | Dieta | Nutrizione | Obesità | Scienza dell'alimentazione
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Giornalista & web content editor