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Nuovi servizi di assistenza agli anziani

nuovi servizi di assistenza agli anziani
In Italia otto anziani su dieci possiedono una casa di proprietà e nel 35% dei casi queste persone vivono da sole, nel 65% gli appartamenti hanno più di 4 stanze e nel 76% il condominio non ha l'ascensore. Dati questi, riportati da Ansa, che spingono a riflettere su come migliorare la qualità della vita degli anziani e su come garantire maggiore sicurezza domestica, anche a fronte del 20% di degenze improprie che coinvolgono gli over 65 che sono direttamente collegate alla mancata assistenza in casa propria.
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Nicola Ferrara, presidente della S.I.G.G. (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria), ha recentemente lanciato, al margine di un congresso, la proposta di favorire e promuovere nuovi progetti di assistenza agli anziani che abbiano la finalità di aiutarli a casa, anzi “in condominio", riducendo i costi socio-assistenziali e migliorando la qualità della vita.


Ecco in cosa consistono le proposte

Ecco qualche idea sperimentata con successo già in sette Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Basilicata):
  • badante di condominio: la badante viene condivisa da due o più anziani che abitano nello stesso condominio, con una significativa riduzione dei costi. Come funziona? La badante divide il suo orario di lavoro tra i diversi anziani che abitano lo stesso stabile e il suo stipendio viene ripartito in base alle ore fatte e caricato sulle famiglie.
  • Co-housing: la condivisione degli spazi abitativi da parte di due o più persone in un appartamento troppo grande per una sola persona.
  • Portieri sociali: hanno il compito di monitorare la situazione dell'anziano che abita nel condominio e aiutarlo nelle sue esigenze.
  • Care manager: orienta la famiglia sui servizi sociali previsti dalla propria Regione e sugli adempimenti amministrativi necessari per avere accesso ad un servizio. Può erogare un buono lavoro da 300 per un contratto di assistenza familiare.
  • Tutoring: si sta sperimentando in Toscana da sei mesi. Chiamando un numero verde in caso di disagio arriva un tutore entro 48 ore presso l'abitazione dell'anziano

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Il punto di vista
Medicina generale
Il problema dell'assistenza agli anziani è divenuto prioritario per tutti i Comuni, che hanno nelle questioni socio-assistenziali uno dei loro compiti più impegnativi e critici. La medicina ha fatto passi da gigante, negli ultimi cento anni, e la vita media nonché l'aspettativa di vita si sono nettamente allungate: oggi, su 193 paesi aderenti all'ONU, l'Italia si colloca all'ottavo posto per attesa di vita della sua popolazione, con 79,4 anni per gli uomini e 84,8 anni per le donne (per curiosità, il fanalino di coda della classifica è rappresentato dal Ciad, con un'aspettativa di vita di 49,4 anni sia per i maschi sia per le femmine).

Una situazione ben differente da quella del secolo scorso, ai cui inizi la vita media maschile era di 43 anni e quella femminile di 42.

La conseguenza ovvia di questo miglioramento della durata e della qualità della vita è data dal numero sempre maggiore di anziani nella popolazione, anziani che talora convivono con la famiglia di appartenenza, ma spesso sono costretti a vivere da soli, in condizioni psico-fisiche via via in declino. Le soluzioni un tempo erano solamente due: o la casa di riposo o la badante.

La prima ipotesi generalmente non viene ben accetta dall'anziano, che considera la casa di riposo una specie di ospizio in cui viene relegato in attesa di morire (idea profondamente ingiusta ed errata, ma le convinzioni personali fanno fatica a mutare). La seconda ipotesi è accettata più facilmente, ma crea gravi difficoltà di relazione, dato che nella maggior parte dei casi la badante è di lingua straniera e la comunicazione con l'anziano è ridotta ai minimi termini, mentre la stimolazione psichica effettuata con il linguaggio è uno dei fondamenti di una vecchiaia in buona salute.

Attualmente, per fortuna, sono entrate in vigore nuove soluzioni, descritte nell'articolo, tutte efficaci e ben accette dalla persona invecchiata, che mantiene in questo modo una sua vita autonoma per quanto riguarda le funzioni essenziali, ma viene aiutata in mansioni più difficoltose (andare a fare la spesa, andare in banca o all'ufficio postale, cucinare...) da personale formato appositamente nel campo socio-assistenziale.

Quando in un Comune o in un consorzio di Comuni esiste una struttura deputata a questo genere di assistenza indubbiamente la vita degli anziani soli presenta una qualità superiore e dovrebbe rappresentare il punto finale di arrivo di ogni Paese civile.
Esiste solamente un grosso ostacolo: la cronica mancanza di fondi in cui i Comuni versano, sempre meno sostenuti dallo Stato e sempre più lasciati soli a gestire bilanci generalmente in passivo.

È chiaro che se un'amministrazione comunale non ha i fondi per garantire determinati servizi ha solamente due strade: aumentare la tassazione o ridurre i servizi. In quest'ultimo caso, purtroppo, sono proprio i servizi socio-assistenziali a farne in genere le spese, così che in ultima analisi chi ci rimette è l'anziano solo, cioè proprio la tipologia di cittadino che più avrebbe bisogno di un sostegno comunitario.

Sono problemi di non facile soluzione, ma che necessitano di interventi a livello centrale con l’applicazione di una politica di sostegno alle categorie di popolazione più fragili, quelle in età avanzata e da sole, affinché l’Italia possa essere additata come Paese con una politica socio-sanitaria efficace ed invidiabile, che tiene particolarmente a cuore i suoi soggetti più deboli.
è ora di ripensare alla distribuzione delle risorse, privilegiando chi ne ha più bisogno e non chi mantiene assurdi privilegi.
22/03/2016
14/12/2015
TAG: Geriatria | Anziani